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Gemona, 16 luglio 2021
Il film di Chino Ermacora Sentinella della Patria (1927) presentato al Sociale




Scritto e diretto nel 1927 dal tarcentino Chino Ermacora, “lirico propagandista dell’anima friulana”, secondo la definizione di Giuseppe Marchetti, La Sentinella della Patria fu prodotto dall’Istituto Luce in occasione del primo decennale della fine della prima guerra mondiale. Girato a Piano d’Arta e Forni di Sopra, al Lago di Raibl, a Udine, Gemona, Venzone, Osoppo, Tricesimo, Fagagna, Colloredo, Torreano, Cividale, Aquileia, Villa Manin, Spilimbergo, Aviano, Sacile, Pordenone, Grado, Gorizia, Redipuglia, Monfalcone, il film è un delicato omaggio del regista alla sua terra. Le immagini ci conducono dalle Alpi al mare, dalle piccole comunità montane con i ritmi scanditi dal lavoro dei contadini, ai pescatori che tessono le reti lungo la laguna.
Dopo un’anteprima romana di grande eco, la pellicola fu presentata soprattutto nell’Italia nord-orientale e in Istria, ma dopo pochi anni se ne persero le tracce. Solo il critico Mario Quargnolo ne ricordava di tanto in tanto l’importanza storica e artistica.
Nel 1996 riapparve a Milano in formato ridotto 9,5mm nell’archivio dei cineasti Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Si intitolava Il Friuli nei ricordi della Grande Guerra, nella grazia dei suoi costumi. Contemporaneamente altri frammenti, nel formato originale 35 mm, furono individuati nel fondo Simonelli del Kinoatelje di Gorizia e presso l’Istituto Luce. Con tutti questi materiali Gianikian e Ricci Lucchi realizzarono, per conto della Cineteca del Friuli e di Cinemazero, una “ricostruzione critica” della Sentinella che alla fine del 1997 venne presentata con l’accompagnamento musicale dal vivo di Glauco Venier, che aveva rielaborato canti e villotte della tradizione friulana.
Successivi ritrovamenti nel fondo Simonelli hanno dato vita a nuova ricostruzione curata dalla Cineteca del Friuli, con la collaborazione del Kinoatelje di Gorizia, dell’Istituto Luce, del collezionista triestino Paolo Venier. Le lavorazioni digitali sono state eseguite presso l’Immagine Ritrovata di Bologna.
Le musiche di Glauco Venier, riarrangiate, vengono ora riproposte sotto la guida del maestro Michele Corcella. La partitura verrà eseguita dal vivo dallo stesso Venier al pianoforte e da un inedito ensemble composto dai musicisti della Zerorchestra e dall’Accademia Musicale Naonis di Pordenone. Con la partecipazione coreografica del Gruppo Folcloristico “Federico Angelica” Danzerini di Aviano.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli.


 

Cinema Sociale: riapertura sabato 22 maggio 2021

 

Cinema Sociale

AdessoCinema

 


 

 

Gemona, 13 gennaio 2021
Paolo Cherchi Usai, conservatore della Cineteca del Friuli
                       
Dopo il recente acquisto dello storico Palazzo Gurisatti, dove ha sede dal 1997, la Cineteca del Friuli compie in questo inizio d’anno un altro importante passo cooptando, nel ruolo di conservatore, un amico di antica data e socio fondatore delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, Paolo Cherchi Usai, alla cui consulenza autorevole in materia di conservazione del patrimonio audiovisivo la Cineteca si è già rivolta in passato, in particolare in occasione dell’avvio dell’Archivio Cinema del Friuli Venezia Giulia. "Conosciamo Paolo Cherchi Usai da oltre quarant’anni”, ricorda il presidente Livio Jacob. “A farci incontrare fu il nostro ispiratore Angelo Humouda, il fondatore della Cineteca Griffith di Genova che nell’estate del 1977 arrivò nel Friuli distrutto dal terremoto portando con sé i film che proiettammo nelle baraccopoli. Soprattutto con la nascita delle Giornate del Cinema Muto le nostre strade si sono sempre incrociate, anche se la carriera di Paolo si è svolta per lo più all’estero.”
Prima del suo incarico di alcuni mesi, nel 2020, come direttore della Cineteca Nazionale di Roma, Cherchi Usai è stato per circa vent’anni Senior Curator al dipartimento di cinema del George Eastman Museum di Rochester, di cui è tuttora Curator-at-Large, e ha insegnato come professore associato nella locale università. Fra il 2004 e il 2008 ha diretto il National Film and Sound Archive of Australia e ne è ora Curator Emeritus. Nel periodo americano ha ideato la L. Jeffrey Selznick School of Film Preservation e il Nitrate Picture Show, il primo festival al mondo sulla conservazione della pellicola, nato nel 2014. È Resident Curator del Festival di Telluride e co-fondatore del Domitor, l’associazione internazionale che promuove la ricerca sul cinema delle origini. Ha fatto parte per dieci anni del comitato esecutivo della FIAF, la Federazione Internazionale degli Archivi dei Film. Per le Giornate del Cinema Muto ha curato il pluriennale Progetto Griffith, che nell’arco di dodici edizioni (1997-2008) ha riportato sul grande schermo tutto quanto è sopravvissuto della monumentale opera del padre del cinema americano, e dal 2009 cura la sezione – rivolta in particolare alle giovani generazioni – del Canone rivisitato, che propone i classici del muto nelle migliori copie attualmente disponibili.
Libri e saggi di Paolo Cherchi Usai sono stati pubblicati in tutto il mondo e tradotti in una ventina di lingue. Fra i libri ricordiamo Silent Cinema: A Guide to Study, Research and Curatorship (2019), nuova edizione riveduta e ampliata di Una passione infiammabile: guida allo studio del cinema muto, pubblicato la prima volta nel1991; The Art of Film Projection: A Beginner’s Guide (2019);The Griffith Project (1999-2008, 12 volumi); La storia del cinema in 1000 parole (2012), e Film Curatorship: Archives, Museums, and the Digital Marketplace (2008), oltre alle monografie su Georges Méliès, Giovanni Pastrone e D.W. Griffith pubblicate nella serie Il Castoro Cinema. È autore dei lungometraggi Passio, con musica di Arvo Pärt, presentato in prima mondiale nel 2007 al Tribeca Film Festival, adattamento cinematografico del suo libro The Death of Cinema: History, Cultural Memory, and the Digital Dark Age (BFI Publishing, 2001), pubblicato in Italia con il titolo L’ultimo spettatore (Editrice Il Castoro, 1999); e Picture, del 2015, con accompagnamento dal vivo della Alloy Orchestra, presentato anche a Pordenone.

 


Gemona, 20 febbraio 2020
I documentari di Giorgio Trentin nel nuovo DVD pubblicato dalla Cineteca del Friuli, seconda parte della trilogia sul “Friuli perduto”

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Con la pubblicazione del dvd Il Friuli perduto nei documentari di Giorgio Trentin, 1955- 1969, che segue di alcuni mesi l’uscita di Il Friuli perduto nei documentari di Antonio Seguini de Santi, 1955-1963, continua il progetto sulla digitalizzazione e diffusione di film e documentari girati nel territorio regionale che la Cineteca del Friuli sta portando avanti in collaborazione e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli.
Accompagnato come il precedente da un dettagliato libretto illustrativo a cura di Carlo Gaberscek, il dvd raccoglie i sei documentari sopravvissuti degli otto che il regista padovano Giorgio Trentin girò in Friuli fra la metà degli anni ’50 e la fine degli anni ’60. Si tratta di Claut (1955), Dongje il fogolâr (1963), Tarvisio (1963), Le bande di Orzano (1964), Il Tiepolo a Udine (1965) e Architettura rustica in Carnia (1969).
Sono film che restituiscono allo spettatore architetture, ambienti, aspetti e tradizioni di un mondo distante pochi decenni ma in gran parte scomparso; la durata complessiva è di 65 minuti.
Dopo aver lavorato per molto tempo a Roma, Trentin scelse Udine come città di adozione, fu assiduo frequentatore delle Giornate del Cinema Muto e volle depositare presso la Cineteca del Friuli le pellicole in suo possesso, una dozzina in tutto, mentre delle altre si sono perse le tracce.
Il laboratorio digitale della Cineteca è da tempo al lavoro per restituire la qualità originale anche all’opera dell’udinese Guido Galanti, di cui pure la Cineteca conserva gli originali in pellicola e che sarà al centro dell’ultimo dvd della trilogia sul Friuli perduto.

 


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