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Anno festival Sezione festival
2007 L’altra Weimar -- Prog. 4

Titolo film BUDDENBROOKS
Titolo alternativo 1
Titolo alternativo 2
Titolo alternativo 3
Paese Germany
Data uscita 1923
Produzione Dea-Film GmbH Albert Pommer, Berlin, per/for Universum-Film AG (Ufa)
Regista Gerhard Lamprecht

Formato   Velocità (fps)
35mm   24
     
Lunghezza   Durata
2301 m.   85'

Fonte copia Deutsche Kinemathek, Berlin
   
Note copia Didascalie in tedesco / German intertitles
col. (imbibizione originale riprodotta su pellicola a colori/printed on colour stock, reproducing original tinting); fonte copia/print source

Cast
Peter Esser (Thomas Buddenbrook), Mady Christians (Gerda Arnoldsen), Alfred Abel (Christian Buddenbrook), Hildegard Imhoff (Tony Buddenbrook), Mathilde Sussin (Elisabeth Buddenbrook), Franz Egénieff (armatore/shipowner Arnoldsen), Rudolf del Zopp (Console/Consul Kröger), Auguste Prasch-Grevenberg (Babette), Ralph Arthur Roberts (Bendix Grünlich), Charlotte Böcklin (Aline Puvogel), Karl Platen (procuratore/clerk Marcus), Kurt Vespermann (Renée Throta), Elsa Wagner (Sesemi Weichbrodt), Rudolf Lettinger (postiglione / coachman Grobleben), Emil Heyse (Kesselmeyer), Friedrich Taeger (Borgomastro/Burgomaster Oeverdieck), Philipp Manning, Hermann Vallentin (Smith), Robert Leffler (Capitano/Captain Kloot)
 
Altri credits
prod: Albert Pommer; scen: Alfred Fekete, Luise Heilborn-Körbitz, Gerhard Lamprecht, dal romanzo di/from the novel by Thomas Mann; f./ph: Erich Waschneck, Herbert Stephan; scg./des: Otto Moldenhauer
 
Altre informazioni
riprese/filmed: 1923; data v.c./censor date: 16.8.1923; première: 31.8.1923, Tauentzien-Palast, Berlin; lg. or./orig. l.: 2383 m
 
Scheda film
Due poderosi volumi nella prima edizione, pubblicata alla fine del 1900. Un totale di 1105 pagine. Le dimensioni del primo romanzo di Thomas Mann, Die Buddenbrooks [I Buddenbrooks], pur senza considerare la fama del libro e del suo autore, farebbero tremare i polsi anche a un regista di oggi. Venticinquenne all’epoca in cui venne realizzata questa prima riduzione per lo schermo del romanzo di Mann, il regista Gerhard Lamprecht e il produttore Albert Pommer (il fratello maggiore di Erich Pommer) procedettero con la masima riflessione e cautela. Dal romanzo fiume di Mann, dettagliata cronistoria di una ricca famiglia di mercanti di Lubecca che subisce un lento declino economico, spirituale e fisico nel corso di quattro generazioni, la sceneggiatura estrasse la storia di Thomas Buddenbrook, un esponente della terza generazione. E l’ambientazione ottocentesca venne aggiornata ai primi anni del Novecento. Mann, cui fu sottoposta la sceneggiatura, dette il suo assenso a tutti cambiamenti, anche là dove Lamprecht aveva segretamente sperato in qualche suo intervento migliorativo. E anche il prodotto finale, il film Die Buddenbrooks, non scalfì l’interesse di Mann sulle potenzialità artistiche del cinema: scrivendone nel 1928, sollecitava i registi ad affrontare altri suoi romanzi, in particolare “Der Zauberberg” (La montagna incantata). (Nessuno lo ha fatto fino al 1967, con un film televisivo di produzione tedesca).
Per quale motivo Thomas Mann si era mostrato così arrendevole nei confronti del progetto e dello script di Die Buddenbrooks? Forse aveva colto la grande attenzione di Lamprecht per i dettagli realistici – qualità che emerge in tutti i suoi film migliori. Per conferire precisione e sostanza al suo ritratto della società borghese di Lubecca – lo stesso mondo in cui era nato – Mann aveva svolto un’ampia ricerca sull’economia cittadina, sui prezzi delle merci e altre cose simili. Lamprecht, nel suo specifico, assicurò un’analoga precisione girando gli esterni e buona parte degli interni del film nella splendida cornice anseatica di Lubecca. Man mano che la cinepresa segue le vicissitudini di Thomas Buddenbrook (la moglie negletta, il fratello ribelle Christian, l’importazione di grano dall’Argentina decisa dal senato di Lubecca…) si evidenzia l’abilità di Lamprecht nel catturare l’essenza della quotidianità e i continui mutamenti psicologici e ambientali. Ed è questa caratteristica che unisce la borghesia della Lubecca di Mann agli sgambettanti bambini berlinesi di Emil und die Detektive (La terribile armata, 1931), il film più famoso di Lamprecht.
Un altro grande pregio di Die Buddenbrooks è il suo cast. Peter Esser, che interpreta Thomas, non ebbe una carriera cinematografica di rilievo, ma gli altri interpreti, oltre ad avere dei volti a noi piacevolmente familiari, sono tutti attori di indubbio talento: Alfred Abel (il glaciale padrone di Metropolis) qui nei panni del problematico Christian; il popolare e versatile Ralph Arthur Roberts in quelli di Grünlich, l’ambiguo cognato di Thomas; e Mady Christians, che soffre dignitosamente, con magnifica compostezza, nel ruolo della moglie negletta di Thomas. Loro li cerchereste invano nelle 1105 pagine di Mann. – GEOFF BROWN

Gerhard Lamprecht (Berlino, 1897-1974, Berlino) eccelse nei drammi realistici che riproducevano ambienti e personaggi della vita di tutti i giorni. Proiezionista part-time fin dall’età di 12 anni, a 17 aveva già venduto il suo primo script, alla Eiko-Film. Nel 1917, mentre lavorava come sceneggiatore presso la Messter-Film, fu richiamato e spedito a combattere sul fronte di guerra; ricoverato in un ospedale militare, continuò a lavorare, scrivendo, tra gli altri, Der Weltspiegel (1918), realizzato da Lupu Pick. Lamprecht divenne in seguito lo sceneggiatore capo della Rex-Film di Pick, per conto della quale supervisionò anche la produzione di alcuni “star-vehicles” per l’attore Bernd Aldor.
Lamprecht debuttò nella regia con Es bleibt in der Familie (1920), realizzato per la casa di produzione di Paul Heidemann. Sbancò i botteghini con un paio di sbrigativi film di “confessioni” con Ruth Weyer (Die Beichte einer Mutter, e Die Beichte der Krankenschwester, entrambi del 1921). Il suo talento per il dramma realistico emerse ulteriormente con Die Buddenbrooks (1923), da Thomas Mann. Die Verrufen (1925), nato da una collaborazione con l’illustratore e scrittore Heinrich Zille, dette il via al filone tedesco dei film di denuncia sociale che puntavano il dito sulle dure condizioni di vita degli operai nelle grandi città. Forte del proprio successo, fondò una casa di produzione, la Gerhard Lamprecht-Filmproduktion, per la quale realizzò Menschen untereinander, ambientato in un casamento popolare, e Die Unehelichen, basato sui resoconti di una “Associazione per la prevenzione della violenza e dello sfruttamento del bambino”. Quando il mercato venne inondato di analoghi prodotti “alla Zille”, Lamprecht passò al melodramma (Der Katzensteg) e a film di ambiente militare prussiano (tra cui le due parti di Der alte Fritz, 1927). Il suo maggiore successo internazionale fu il film sonoro Ufa Emil und die Detektive (1931), da uno script di Billie Wilder basato sul popolare romanzo per ragazzi di Erich Kästner.
Durante gli anni del nazismo, Lamprecht divenne un pedestre anche se abile regista di film di genere, con occasionali adattamenti da opere letterarie quali Madame Bovary (id. 1937) e Der Spieler (Il giocatore, 1938). Le opere migliori di quel periodo furono due melodrammi di ambiente operaio: Frau im Strom (1939) e Du gehörst zu mir (1943). Dopo la seconda guerra mondiale, Lamprecht realizzò per la DEFA il “film di macerie” Irgendwo in Berlin (1946), che si ispirava palesemente a Emil und die Detektive, e continuò a realizzare film di assoluto disimpegno fino alla metà degli anni ’50.
Fu collezionista di film e memorabilia del cinema fin dai primi anni ’10, e il suo catalogo in dieci volumi sui film tedeschi dell’epoca del muto, pubblicato tra il 1967 e il 1970 dalla Deutsche Kinemathek di Berlino (alla cui costituzione contribuì in prima persona), rimane tuttora un esemplare modello di riferimento. (Estratto da Concise CineGraph)