torna alla ricerca torna alla ricerca   English

Anno festival Sezione festival
2002 Il cinema svizzero 1896-1931: una scoperta
Discovery: Swiss Cinema 1896-1931
Programma 2
Il Bergfilm e gli abitanti delle Alpi / The Bergfilm and the People of the Alps

Titolo film L'APPEL DE LA MONTAGNE
Titolo alternativo 1
Titolo alternativo 2
Titolo alternativo 3
Paese Switzerland
Data uscita 1923
Produzione Mundus-Film
Regista Arthur Adrien Porchet

Formato   Velocità (fps)
35mm   18
     
Lunghezza   Durata
1692m.   82'

Fonte copia Cinémathèque Suisse
   
Note copia Didascalie in francese / French intertitles. imbibizione e viraggio / tinted and toned

Cast
Ernette Tammy (Hélène Harding), Emile Crettex (André Moret, la guida / the guide), Victor Vina (Boris de Billinsky)
 
Altri credits
sc.: Ernette Tammy
 
Altre informazioni
Prima proiezione / released 30.3.1923
Il Bergfilm e gli abitanti delle Alpi / The Bergfilm and the People of the Alps
Non si può allestire un programma di film svizzeri senza riscontrare il tema della montagna. Lo troviamo infatti fin dagli albori. Non appena i collaboratori dei fratelli Lumière giunsero in Svizzera, Promio si recò a Zermatt per filmare il Cervino. Prima del 1900 Elizabeth Aubrey Le Blond girò i primi film che mostrano gli sport invernali a St. Moritz. Questo interesse per la montagna - ovviamente considerato come una manna dagli ambienti del turismo - si amplificherà nei decenni successivi. Da vari paesi giunsero operatori che, in competizione con i pionieri elvetici, assunsero rischi a volte considerevoli per rifornire d'immagini sempre nuove le loro compagnie di produzione: dal 1903 l'inglese Frank Ormiston-Smith approvvigionò Urban con vedute delle maggiori vette alpine; nel 1913 il tedesco Sepp Allgeier gira 4628 Meter hoch auf Skiern! Besteigung des Monte-Rosa; senza dimenticare l'attività dello statunitense Frederick Burlingham.
Questa frenesia toccò anche il cinema di finzione. Nel 1917 Eduard Bienz girò Der Bergführer, il primo "film di montagna" di una serie che continua ancora ad allungarsi ai giorni nostri. Citiamo alcuni titoli del periodo muto: Zu spät! (1918) e Der Sinn des Lebens (1922) di Friedrich Burau, Im Kampf mit dem Berge (1921) di Arnold Fanck, Le pauvre village (1922) di Jean Hervé, La croix du Cervin (1922) di Jacques Béranger, L'appel de la montagne (1923) di Arthur Adrien Porchet, Visages d'enfants (1925) di Jacques Feyder, Der Rächer von Davos (1924) di Heinrich Brandt, La bourse et la vie (1928) di Jean Brocher, Der Kampf ums Matterhorn (1928) di Nunzio Malasomma e Mario Bonnard oppure Winter (1929) di Jean Lordier e Jean-M. Aymar.
In questo insieme si può distinguere un gruppo di film che sono caratterizzati dall'irruzione dell'etica e del religioso nella narrazione di avventure alpine. La vita in montagna è descritta come molto dura, ma sviluppa negli abitanti il senso dello sforzo, la rettitudine e il rispetto delle regole. In questi film non si scherza né con le leggi, né con le usanze ancestrali, né con la natura, né tantomeno con le prescrizioni divine. Questo sistema di riferimenti morali suppone l'ascolto della coscienza individuale e definisce valori immutabili che si estendono ad altre sfere, in particolare alla vita sociale e politica. Nelle sceneggiature il rispetto di questi valori si traduce di regola con l'opposizione tra un protagonista montanaro - spesso una guida alpina - e un cittadino, cioè tra un eroe virtuoso e rispettoso delle regole da una parte e un individuo presuntuoso, arrogante e a volte disonesto dall'altra.
Spesso si trattava di coproduzioni, il che spiega perché opere analoghe nacquero poco dopo anche nelle cinematografie dei paesi vicini. Arnold Fanck, dopo i suoi debutti elvetici, impose ad esempio questo modello in Germania. Il numero di film che entrano in questa categoria - non soltanto in Svizzera e in Germania, ma anche in Austria, in Italia e in Francia - è cospicuo e si può pertanto parlare di un genere per il quale proponiamo di utilizzare il termine tedesco di Bergfilm.
I montanari sono spesso presentati nel cinema documentario in maniera a dir poco condiscendente, mentre il Bergfilm ne dà un'immagine fortemente valorizzante, creando personaggi diegetici che incarnarono per parecchio tempo una delle principali varianti elvetiche dell'eroe solido, virtuoso e modesto. - RP
One cannot organize a programme of Swiss films without noting the theme of the mountains, which was present right from the very beginnings of Swiss cinema. As soon as the Lumière brothers' collaborators arrived in Switzerland, Promio went to Zermatt to film the Matterhorn. Before 1900 Elizabeth Aubrey Le Blond shot the first films of winter sports at St. Moritz. This interest in the mountains - obviously considered a godsend by the tourism trade - grew over the following decades. Cameramen from various countries competed with the Swiss pioneers, and sometimes took considerable risks to provide their production companies with ever-new images: from 1903 the Englishman Frank Ormiston-Smith supplied Urban with images of the major alpine peaks; in 1913 the German Sepp Allgeier filmed 4628 Meter hoch auf Skiern! Besteigung des Monte-Rosa; and one should not forget the work of the American Frederick Burlingham.
Fiction filmmakers also took part in this frenetic activity. In 1917 Eduard Bienz filmed Der Bergführer, the first "mountain film", a genre which still continues today. Some other titles from the silent era are: Zu spät! (1918) and Der Sinn des Lebens (1922) by Friedrich Burau, Im Kampf mit dem Berge (1921) by Arnold Fanck, Le pauvre village (1922) by Jean Hervé, La croix du Cervin (1922) by Jacques Béranger, L'appel de la montagne (1923) by Arthur Adrien Porchet, Visages d'enfants (1925) by Jacques Feyder, Der Rächer von Davos (1924) by Heinrich Brandt, La bourse et la vie (1928) by Jean Brocher, Der Kampf ums Matterhorn (1928) by Nunzio Malasomma and Mario Bonnard, and Winter (1929) by Jean Lordier and Jean-M. Aymar.
Among these, a group of films can be identified in which ethics and religion form a major theme in a story of Alpine adventure. Mountain life is portrayed as very hard, but as developing in the inhabitants a sense of striving to do one's best, righteousness, and respect for rules. In these films the law, ancestral traditions, nature, and divine ordinance are all taken very seriously. This system of moral reference presupposes listening to one's conscience and defines immutable values which extend to other spheres, in particular to social and political life. In the scripts, respect for these values is portrayed as a rule via the opposition between a mountain protagonist - often an Alpine guide - and a city dweller; i.e., between, on the one hand, a virtuous hero who respects the rules, and, on the other, a presumptuous, arrogant, and sometimes dishonest individual.
Some of these films were co-productions, which explains why similar works often appeared soon afterwards in neighboring countries. For example, after his debut in Switzerland, Arnold Fanck went on to make similar films in Germany. The number of films in this category - not only in Switzerland and Germany, but also in Austria, Italy, and France - is considerable, and it can therefore be considered as a genre, which we propose to call by the German term, Bergfilm ("mountain film").
In documentaries mountain people were often presented in a somewhat condescending manner, while the Bergfilm portrayed them in a highly valorizing way, creating screen characters who for a long time personified one of the main Swiss models, a hero who was strong, virtuous, and modest. - RP
 
Scheda film
Un'americana appassionata di montagna, un avventuriero dal nome slavo, un'onestissima guida di montagna, scalate e paesaggi alpini: tutti gli ingredienti del Bergfilm sono riuniti in questa ambiziosa realizzazione. Girato ad alta quota, in condizioni delle quali la documentazione fotografica rivela i rischi, L'appel de la montagne suscitò all'epoca accesi dibattiti, in particolare a causa del ricorso ad attori amatoriali (tranne Victor Vina, che interpreta un personaggio odioso chiamato Billinsky…).
Prodotto, come Visages d'enfants l'anno successivo, in condizioni poco note da una società alla quale partecipa l'emigrato russo Dimitri de Zoubaloff, basato su una sceneggiatura dell'alpinista statunitense Ernette Tammy (che si riserva il ruolo di primo piano), diretto da uno dei professionisti più attivi del cinema svizzero della prima metà del secolo - l'operatore e regista Arthur Adrien Porchet (1879-1956) -, insieme a La croix du Cervin e a Le pauvre village, L'appel de la montagne forma una sorta di trilogia del Bergfilm della prima metà degli anni Venti. Soltanto L'appel de la montagne - il suo recente restauro ha permesso di mettere in evidenza le grandi qualità plastiche dell'opera - e un frammento di La croix du Cervin sono conservati. - RP