Le Giornate
del Cinema Muto

18th Pordenone
Silent Film Festival
Teatro Zancanaro, Sacile
9 - 16 October 1999

director: David Robinson

Sezioni /Festival Features
Technological Marvels

REDISCOVERIES AND RESTORATIONS


Meraviglie della tecnica / Technological Wonders

KAMMATOGRAPH DISCS
(L.A. Kamm, GB c. 1898)
Dir.: ? (il Kammatograph era destinato all’uso amatoriale / the Kammatograph was intended for the use of amateurs); 35mm, 1035ft., 12’ (24fps), George Eastman House / Sony Pictures Entertainment.
Dodici dischi Kammatograph dalla George Eastman House.
Queste immagini, riprese alla fine dell’Ottocento, furono originariamente realizzate su dischi di vetro con emulsione fotografica, con centinaia di fotogrammi su ciascun disco. Una volta inserito nella macchina da presa, il disco ruotava su se stesso e si spostava lateralmente davanti all’obiettivo, creando così una serie di immagini a spirale dall’esterno verso il centro del disco, in modo non troppo dissimile da un disco fonografico o da un DVD. Il metodo adottato per la riproduzione di queste immagini è relativamente semplice. Un disco traslucido di materiale acrilico, di formato più o meno identico a quello del Kammatograph, viene montato su un banco ottico di ripresa dotato di piattaforma mobile con un micrometro a comando manuale. Ciascun esemplare di disco Kammatograph è collocato sul disco traslucido, e una fonte di luce dal basso illumina ogni fotogramma, e una piccola porzione di quelli adiacenti. L’immagine viene riflessa mediante uno specchio argentato posto a un angolo di 45° su un obiettivo di stampa, e attraverso di esso su una macchina da presa video CCD da 2 milioni di pixels (Modello Sony HDC-500). Ogni immagine è allineata manualmente a quella che la precede, registrata su disco (Digital Video Systems, Germania). A questo punto ogni disco Kammatograph viene nuovamente riversato su film mediante un sistema di stampa Sony (electron beam recorder). Dieci dei dodici dischi Kammatograph presentati per l’occasione sono mostrati su schermo panoramico allo scopo di illustrare altre caratteristiche del sistema quali la posizione dei fotogrammi e il movimento tra un fotogramma e l’altro. Non si è tentato in alcun modo di eliminare imperfezioni delle immagini o di migliorare la qualità ottica delle riprese.
Il Kammatograph Restoration Project, un esperimento per la riproduzione di formati obsoleti a scopo di conservazione e accesso, è stato condotto presso il Sony Pictures High Definition Center a Culver City, California, nel 1997 e nel 1999. L’équipe che lo ha realizzato è composta da John Galt, James Pearman, Rafael Adame, Ken Huber, Michael Schwartz, Ed Armstrong e Dale Hunter, sotto la supervisione di Grover Crisp (Sony Pictures Entertainment) e Michael Pogorzelski (Academy Film Archive). I servizi di laboratorio sono stati gentilmente offerti dalla Cinetech. -GC
La difficoltà nel maneggiare lunghe strisce di celluloide ha finora ostacolato l’uso dell’apparato cinematografico da parte dei fotografi dilettanti. Al fine di ovviare a quest’inconveniente, Leo Kamm ha escogitato una macchina - il Kammatografo - nel quale la pellicola è sostituita da un disco di vetro. Questo disco viene fatto ruotare all’interno dell’apparecchiatura mediante un sistema di ingranaggi, e al tempo stesso si muove lateralmente. Le immagini sono impresse sul disco grazie a un obiettivo, e la rotazione del disco fa sì che le immagini prodotte si dispongano a spirale ... Naturalmente il disco viene sviluppato come un normale negativo, e se ne ricava una copia positiva. Per vedere le immagini è sufficiente inserire il disco positivo nell’apparecchiatura e disporre una fonte luminosa davanti alla lente. Il disco viene fatto ruotare come al momento della ripresa, e le immagini proiettate in successione producono l’effetto dei movimenti originali. (Estratto da Nature: A weekly illustrated Journal of Science, Londra, 2 febbraio 1901.)
Twelve Kammatograph Disks from the Collection of the George Eastman House.
These images from the 1890s were originally captured on emulsion coated glass disks, each containing several hundred individual frames. The Kammatograph camera employed a mechanical system which both rotated and horizontally translated the glass plate, thus creating a series of images which spiralled from the outside to the inside of the circular glass plate, not unlike the manner in which a record player (or DVD) records and replays sound. The method adopted to re-photograph the individual Kammatograph frames was relatively simple. A disk the same size as the Kammatograph, made of translucent white acrylic, was horizontally mounted on an optical bench on a translation stage with a manual micrometer drive. The Kammatograph was placed on the acrylic disk, a light source illuminating each frame, with some surrounding imagery, from below. This image was reflected via a 45 angle surface-silvered mirror to a printing relay lens and then to a 2 million pixel CCD camera (Sony HDC-500). By this method, each image was roughly registered manually and recorded on a disk array (Digital Video Systems, Germany.)
Each of the Kammatographs was then rendered back to film via Sony’s electron beam recorder. Ten of the twelve subjects are presented in widescreen format to illustrate frame position, interframe motion and other technical characteristics. No attempt was made to remove physical defects or enhance the original optical qualities of the image.
The Kammatograph Restoration Project, an experiment in reformatting an obsolete moving image format for scholarly access and preservation purposes, was conducted at the Sony Pictures High Definition Center in Culver City, California in 1997 and 1999. The technical team consisted of John Galt, James Pearman, Rafael Adame, Ken Huber, Michael Schwartz, Ed Armstrong and Dale Hunter. Grover Crisp of Sony Pictures Entertainment and Michael Pogorzelski of the Academy Film Archive supervised the project. Film laboratory services were provided by Cinetech.
-GC
The difficulties involved in the manipulation of a long celluloid film have prevented the extensive use of kinematographic apparatus by amateur photographers. To avoid this objection, Mr Leo Kamm has invented a camera - the Kammatograph - in which a circular glass plate takes the place of the celluloid film. The plate can be made to rotate rapidly by means of a multiplying gear, and at the same time it travels laterally. A small lens forms an image upon the plate, and when the plate is put in motion these images are multiplied into a series of pictures arranged in spiral ... The plate is, of course, developed precisely in the same way as an ordinary negative, and a positive is taken from it. To display the series of pictures it is only necessary to place the positive in the camera and to arrange the camera so that the beam from a lantern close to it can pass the lens. The plate is then rotated as before, and the succession of the pictures projected upon the screen reproduces the original movements. (From Nature: A weekly illustrated Journal of Science, London, 2 February 1901.)

[TRICHROME 65MM TEST]
(?, F?, c. 1920)
Dir.: ?; cast: ?; 35mm (riduzione da / reduced from 65mm), 55m., (16fps) 3’, George Eastman House. Senza didascalie / No titles.
Questo rarissimo (e non identificato) esempio di film a colori prodotto mediante sistema additivo si trova nei depositi della George Eastman House dal 1949, ma nessuno è riuscito finora a capire di cosa si tratti. La copia originale a 65mm - divisa in tre settori in bianco e nero di profilo vagamente quadrato, da proiettare attraverso filtri verde, blu e rosso - doveva passare attraverso una macchina a trazione orizzontale. La Pathé aveva brevettato un sistema del genere nel 1912; tuttavia, i suoi fotogrammi dovevano essere proiettati lungo l’asse diagonale della pellicola, mentre in questa l’effetto del colore è prodotto esponendo le immagini sull’asse longitudinale della pellicola. (La figura femminile ripresa nell’atto di mangiare a tavola ha inoltre un abbigliamento tipico degli anni Venti.) Siamo finalmente riusciti a riprodurre la scena di questo singolare prototipo così come essa avrebbe dovuto apparire sullo schermo. Aiutateci a dargli un nome. -PCU
This unique (and unidentified) sample of additive color process has been stored in the George Eastman House vaults since 1949, and so far no-one has been able to establish exactly what it is. The 65mm nitrate print, divided into three black and white sectors to be projected through green, blue and red filters, was supposed to be run horizontally, and screened with a roughly square aspect ratio. In 1912 the French Pathé company patented a similar system, but in this case the three frames were exposed diagonally - while this test fragment gives its color effect when the frames are superimposed on their vertical axis - and the woman shown (eating in front of a table) seems to be dressed in the style of the Twenties. We are now able to present the images of this extraordinary prototype as they would have appeared on the screen at the time. Viewers are invited to help in identifying it.
-PCU

[STEREO ANAGLYPH TEST]
(US, c. 1928)
Dir.: ?; 35mm, 505 ft., 7’ (20 fps), George Eastman House. Senza didascalie / No titles.
Potrebbe trattarsi del più antico esempio di cinema a tre dimensioni finora ritrovato. Certo è che esso fu realizzato allo scopo di mostrare agli esercenti quali effetti si potessero ottenere con il sistema a colori Kodachrome, le cui immagini in rosso e verde producono qui un effetto anaglifico assai marcato. Il restauro di questa pellicola è l’esame finale per Giovanni Schiano Lomoriello, vincitore della borsa di studio offerta annualmente dalla Haghefilm a un diplomato alla scuola di restauro del film intitolata a L. Jeffrey Selznick. Ha fatto un buon lavoro? Giudicate voi stessi con gli occhiali 3-D che vi offriamo per questa proiezione davvero speciale. -PCU
Probably the earliest surviving example of 3-D silent film, this demonstration short was clearly aimed at persuading exhibitors about the wonders of Kodachrome as a tool for startling visual effects. The stereoscopic image is obtained through the anaglyphic process, so that green and red images are combined to produce a black and white picture of remarkable three-dimensional impact. Restoration of this film was the final exam for Giovanni Schiano Lomoriello, graduate student of the L. Jeffrey Selznick School of Film Preservation and winner of the 1999 Haghefilm Fellowship. Has he done a good job? Let’s find out with the 3-D glasses provided for this very special event. -PCU

ANIMAL CRACKERS [COLOR TEST]
(Paramount, US 1930)
Dir.: Victor Heerman; cast: Harpo Marx; 24 ft., 16" (24 fps), Sabucat Productions. Senza colonna sonora / No soundtrack.
Il "muto" dei fratelli Marx in un test muto, ma a colori! Di che colore si tratta? Secondo Jeff Joseph - che ha ritrovato quest’autentica rarità - "potrebbe trattarsi di Multicolor, un precursore del Cinecolor. L’elemento nitrato rinvenuto lo scorso anno era una copia Cinecolor del 1940. Richard Dayton, dei laboratori YCM che hanno restaurato il frammento, dice che il negativo originale non avrebbe potuto essere un Technicolor, perché nel 1940 sarebbe stato difficile duplicare il Technicolor con il sistema Cinecolor. Poiché la copia ritrovata è un Cinecolor, la mia ipotesi è che si sia trattato di Multicolor. Ma è solo un’ipotesi". Comunque sia, l’aspetto più interessante del frammento è che Harpo sta provando una scena senza la sua celebre parrucca bionda, e indossa un accappatoio al posto dell’impermeabile. -PCU
The "mute" clown of the Marx Brothers team appears in this unique "mute" film test, shot in a two-color subtractive process and found by Jeff Joseph last year. "What color system?" he asks. "I think Multicolor, a precursor to Cinecolor. The nitrate element is a 1940 (not 1930) Cinecolor print. Richard Dayton of YCM (who did the lab work), says that the original element (the negative) of this material couldn’t be Technicolor (in 1940 you couldn’t easily get from Technicolor to Cinecolor). Since the print is Cinecolor, Multicolor is a good guess. But it’s only a guess." One complete take - clearly a rehearsal shot, since Harpo is not wearing his wig. He has a bathrobe instead of his legendary raincoat.
-PCU

 

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