Il tocco francese / The French Touch: TRIPLEPATTE

TRIPLEPATTE (Films Tristan Bernard, FR 1922)
Regia/dir:
Raymond Bernard; scen: Tristan & Raymond Bernard, dalla pièce di/from the play by Tristan Bernard & André Godfernaux (1905); f./ph: Raoul Aubourdier & Paul Guichard; scg./des: Robert Mallet-Stevens; riprese/filmed: 2-4.1922 (Paris; Côte d’Azur; Studios Pathé, Vincennes); cast: Henri Debain (Robert de Houdan), Edith Jehanne (Yvonne Herbelier), Pierre Palau (Boucherot), Jeanne Loury (Baroness Pépin), Armand Numès (Herbelier), Mme. Ahnar (Mme. Herbelier), Mme. Ritto (Mme. de Crèvecoeur), Suzy Boldès (lrène de Crèvecoeur), Henri Volbert (mayor), Albert Broquin (valet); première: 27.9.1922 (presentazione alla stampa/press screening); data uscita/released: 17.11.1922; 35mm, 1598 m., 78’ (18 fps); fonte copia/print source: Cinémathèque Française, Paris.
Didascalie in francese / French intertitles.

English

Prima del grande successo internazionale dell’epico Lemiracledesloups (Il miracolo dei lupi, 1924), il regista Raymond Bernard era stato un assiduo collaboratore del suo famoso e adorato padre, Tristan Bernard, romanziere, drammaturgo e arguto intellettuale della Belle Époque. Durante la Grande Guerra, Tristan aveva fornito svariati soggetti ai giovani registi della Gaumont, tra cui Jacques Feyder e lo stesso giovane Raymond, che, dopo un apprendistato con Feyder, era passato alla regia nel 1917. Raymond ebbe un primo successo con Le petit café (1919), concepito per ridare lustro alla carriera declinante del comico Max Linder e basato su un successo teatrale paterno del 1911. A questo era seguita una nutrita schiera di film drammatici e comici auto-prodotti, che consentirono a Raymond di affinare il proprio talento visivo e narrativo, mentre Tristan, a tempo perso, si dilettava adattando suoi lavori precedenti o scrivendo nuovi soggetti apposta per il cinema. Raymond divenne una delle grandi speranze del cinema francese postbellico e annoverò tra i suoi sostenitori André Antoine e Louis Delluc, che lo paragonarono a Maurice Tourneur, DeMille e Ince. Poi, quando uscì la sorprendente saga avventurosa di Lemiracledesloups, certi ammiratori lo ribattezzarono il “D.W. Griffith francese”. La carriera di Bernard subì una svolta radicale, dai film d’arte di budget risicato alle spettacolari e dispendiose produzioni dei grandi studi. Molti dei suoi ammiratori della prima ora non gli perdonarono mai “di essersi svenduto”.
Girato da Bernard nei primi mesi del 1922, Triplepatte era la versione cinematografica dell’omonima commedia di ambiente mondano scritta dal padre nel 1905 e riguardante un giovane aristocratico parigino la cui cronica indecisione provoca lo scompiglio nella sua cerchia sociale e nella sua vita privata. In realtà, il primo autore della pièce era un fisiologo, André Godfernaux, che volendo scrivere un testo teatrale sui disturbi della volontà, chiese la collaborazione a Tristan. Questi accettò più che volentieri e che quello che era nato come un serio dramma a tesi divenne il campione assoluto di risate della stagione parigina 1905-06. Per renderlo ancora più esplicitamente comico, il ruolo dell’altolocato e inconcludente visconte Robert de Houdan – soprannominato “Triplepatte” (“Trepiedi”) come il suo cavallo da corsa, giacché entrambi sono perennemente titubanti davanti agli ostacoli – fu affidato a Marcel Levesque, il futuro comico protagonista dal naso a becco di Les Vampires e di Judex di Feuillade. La pièce incontrò analoga fortuna sui palcoscenici inglesi e americani nell’adattamento del drammaturgo americano Clyde Fitch intitolato Toddles. La prima newyorchese del 1908 ebbe un protagonista dal profilo non meno celebre di quello di Levesque: John Barrymore.
Triplepatte, il film, fu una fusione ideale di talenti. Tristan e Raymond eliminarono intere scene e personaggi per ottimizzare il potenziale cinematografico della trama e dell’ambientazione, condensando 3 parlatissime ore in 80 frizzanti minuti, con un uso parco, ma di efficace vis comica, delle didascalie (la cruciale gag dell’ascensore risolve brillantemente un problema di costruzione drammatica già affrontato senza successo da Tristan nel 1905). Il solo rilievo che si può eventualmente muovere al film è quello di preferire la farsa grossolana – la famosa scena della cerimonia nuziale con lo sposo che si presenta in pigiama! – a un qualsivoglia ritratto satirico dell’alta società del faubourg Saint-Germain.
Sebbene non possa minimamente definirsi un film anti-avanguardia, Triplepatte non si esime dal parodiare effetti ed estetismi propri dell’avanguardia; come nella scena dell’incubo, dove il protagonista si sottrae al suo creditore e organizzatore di incontri sventolando giganteschi retini da farfalle; una sequenza che combina immagini in negativo e ralenti. L’attore russo in esilio Ivan Mosjoukine ricorrerà ad un analogo uso di effetti in negativo nel suo Lebrasierardent, diretto e interpretato verso la fine dello stesso anno, in concomitanza con l’uscita nelle sale di Triplepatte. Ma Triplepatte lo si gusta soprattutto per il suo protagonista, Henri Debain, che fa sfoggio di esilarante e languido aplomb nelle vesti di un asociale esponente dell’alta società che è una sorta di cugino francese del “vegetale da canapè” par excellence, il russo Oblomov. Debain, pregevole vignettista (come ci mostra la prima sequenza del film) e amico intimo della famiglia Bernard, apparve nei primi film di Raymond, poi ne diresse alcuni in proprio pur continuando a collaborare con altri importanti registi, tra cui Henri Fescourt, che gli affidò il divertente ruolo del villain Caderousse nel suo Monte-Cristo (Il conte di Montecristo; 1929). – Lenny Borger

Previous to the international success of his 1924 historical romance, The Miracle of the Wolves (Le Miracle des loups), director Raymond Bernard was the frequent collaborator of his famous and beloved father, Tristan Bernard, the Belle Époque novelist, playwright, and wit. During the Great War, Tristan contributed stories at Gaumont Studios for such new directors as Jacques Feyder and young Raymond himself, who after apprenticing with Feyder began to direct in 1917. Raymond made his breakthrough with Le Petit café (1919), a comeback vehicle for fading comedy star Max Linder, based on Tristan’s 1911 hit comedy. A string of self-produced comedies and melodramas followed, which allowed Raymond to hone his pictorial and narrative skills while Tristan dabbled in both adaptations of his previous work and new scripts written directly for the screen. Raymond became one of the white hopes of post-war French cinema; his supporters included André Antoine and Louis Delluc, who compared him to Maurice Tourneur, DeMille, and Ince. But then came the unexpected adventure of Miracle of the Wolves, for which some admirers dubbed him the “D.W. Griffith of France”. Bernard’s career took a spectacular U-turn from modest art film to big-budget studio spectacular. Many of his erstwhile admirers never forgave him for “selling out”.
Made early in 1922,
Triplepatte was the Bernards’ screen version of Tristan’s 1905 social comedy of the same name, about a young Paris aristocrat whose chronic indecision wreaks havoc in his social circle and his private life. The play’s first author was a physiologist, André Godfernaux, who wanted to write a play about diseases of the will. He asked Tristan to collaborate. Tristan obliged, only too well – what began as a serious thesis drama became the laugh sensation of the 1905-06 Paris season. To make things even more droll, the high-born low achiever, Viscount Robert de Houdan – nicknamed “Triplepatte” (“Triple-Legs”) after his racehorse, because both always balk at hurdles – was played by Marcel Levesque, the future beak-nosed comic hero of Feuillade’s Les Vampires and Judex. The play’s success spread abroad to England and America in an adaptation by American dramatist Clyde Fitch, cleverly entitled Toddles. The 1908 New York premiere starred another profile as famous as Levesque’s – John Barrymore.
Triplepatte, the film, was an ideal fusion of talents. Tristan and Raymond jettisoned entire scenes and characters in order to streamline the plot and settings more cinematically – from a ponderously talky 3 hours to a crisp 80 minutes, with a spare but comically potent use of intertitles (the climactic elevator gag provides a witty solution to a problem of dramatic construction that Tristan failed to solve back in 1905). The downside to this, if it is one, is that the film indulges more in broad farce – with the famous scene of the wedding ceremony and the groom’s arrival in his pajamas! – than in any satiric portrait of high society in the faubourg Saint-Germain.
Though by no means anti-avant-garde, Triplepatte also parodied avant-garde effects and aestheticism, as in the nightmare scene in which the hero flees his creditor and matchmaker waving giant butterfly nets, a moment that combines negative images and slow-motion. Ivan Mosjoukine, the Russian émigré actor, would use similar negative effects in his self-directed Le Brasier ardent, shot later that year, just as Triplepatte was going into trade screenings.
But
Triplepatte’s most consistent pleasure is actor Henri Debain, who displays hilariously droopy aplomb as the asocial socialite, a sort of French cousin to Russia’s original couch potato, Oblomov. Debain, a talented cartoonist (as the first scene of the film shows), was a close friend of the Bernard family, and appeared in Raymond’s early films before going on to direct a few films himself and collaborate with other notable directors, among them Henri Fescourt, who featured him as the comically villainous Caderousse in Monte Cristo (1929). – Lenny Borger