Schede film / Film notes

Video Shows

DET FØRSTE FILMARKIV / THE FIRST FILM ARCHIVE (Angel / Danish Film Institute, DK 2002)
A cura di / edited by: Thomas C. Christensen & Esben Krohn; attualità riprese da / actualities filmed by Peter Elfelt e da operatori ignoti / and unknown cameramen, 1899-1913; testi e ricerche / text and research: Esben Krohn; scansioni / scanning: Digital Filmlab; DVD prod.: Henrik Fleischer; DVD, 225’, Danish Film Institute/Archive and Cinematheque. Didascalie in danese e inglese / Danish and English intertitles.

L’istituzione del primo archivio cinematografico al mondo è il frutto dell’intuizione del dinamico giornalista Anker Kirkeby, che poté contare sulla solidale e fattiva collaborazione del suo giornale, Politiken, di Ole Olsen, il maggior produttore danese, e del fotografo di corte Peter Elfelt. "La Biblioteca Nazionale di Pellicole e Voci Storiche" fu inaugurata ufficialmente in occasione un incontro tenutosi alla Biblioteca Reale di Copenaghen il 9 aprile 1913, benché l’idea sembri essere nata molto prima. Il 5 dicembre 1911 Politiken e la Nordisk Films Kompagni di Olsen avevano già firmato un contratto in cui si stabiliva di "realizzare ritratti filmati di soggetti che sarebbe di interesse storico conservare per il futuro". La denominazione ufficiale dell’archivio indica che anche le registrazioni grammofoniche facevano parte della collezione.
Dopo l’atto di fondazione, furono donati all’archivio 70 film — 31 da parte di Olsen, 20 da Peter Elfelt e 19 da Politiken. Molti di questi erano già vecchi: le riprese di Elfelt della famiglia reale risalivano al 1899; le attualità e i cinegiornali di Olsen al 1906. I materiali donati da Politiken, invece, sembrano girati nel 1912-13 e si direbbero il risultato di un progetto teso a cogliere con la macchina da presa personaggi eminenti ed immagini significative dell’epoca, dal primo ministro e dalla stella del teatro Olaf Poulsen al pilota acrobatico Chevillard, da un tram trainato da cavalli alla rivendita del pesce o dei fiori. In anni successivi qualche altra pellicola venne aggiunte all’archivio, trasferito dalla Biblioteca Reale alla Biblioteca Nazionale nel 1942. Nel 1988 la collezione fu ceduta al Museo del Cinema Danese, oggi Istituto Cinematografico Danese/Archivio e Cineteca. Nel corso degli anni le pellicole vennero occasionalmente proiettate o prestate per qualche compilation. Talora non venivano restituite o venivano collocate nelle scatole sbagliate, complicandone la successiva identificazione. Tuttavia, ed è un miracolo, il primo archivio cinematografico al mondo rimane sostanzialmente completo, e fornisce un prezioso spaccato sulla vita in Danimarca nei primi anni del XX secolo, su com’era la gente e, a volte, su come si poneva davanti all’occhio indagatore della cinepresa. Vediamo re, regine e politici, cerimonie di incoronazione e funerali, artisti e scienziati, il Balletto Reale ed un imponente nuotatore russo, le nuove tecnologie navali ed aeree. Questa raccolta suggerisce un interessante paragone con la collezione Mitchell and Kenyon, che descrive ceti sociali nord-europei assai diversi. Tutti i film sono stati digitalizzati a una velocità di scorrimento di 17 fotogrammi al secondo e sono ora disponibili in DVD. — TC/DR

The world’s first officially established archive was the brainchild of a dynamic journalist, Anker Kirkeby, who won the joint and active support of his newspaper, Politiken, of the most prominent Danish producer Ole Olsen, and of the Danish court photographer Peter Elfelt. "The National Library for Historical Films and Voices" was officially inaugurated at a meeting held in the Royal Library in Copenhagen on 9 April 1913, though the idea seems to have formed much earlier. On 5 December 1911 Politiken and Olsen’s Nordisk Films Kompagni had already signed a contract agreeing to "film cinematographic portraits of people, which it would be of historical interest to preserve for the future". The name of the archive indicates that gramophone recordings also formed part of the collection (the sound collection is now with the State Media Archive of Denmark).
Following the official foundation of the archive, 70 films were donated — 31 by Ole Olsen, 20 by Peter Elfelt, and 19 by Politiken. Many of these were already old: Elfelt’s films of the Royal Family dated back to 1899 and Olsen’s actualities and newsfilms to 1906. The Politiken films, however, appear to have been shot in 1912-13, in a carefully planned effort to record prominent figures and significant images of the time, from the Prime Minister and the stage star Olaf Poulsen to the stunt flier Chevillard, and from a horse-drawn tram to fish- and flower-sellers. In succeeding years a few films were added to the archive, which was transferred from the Royal Library to the National Library in 1942. In 1988 the collection was handed over to the Danish Film Museum, now the Danish Film Institute/Archive and Cinematheque. Over the years the films were occasionally screened or borrowed for compilations. Sometimes they were not returned, or were replaced in the wrong cans, complicating problems of subsequent identification. Miraculously, though, the world’s first film archive remains substantially complete, giving a precious glimpse of Danish life in the first years of the 20th Century, of the way that people looked, and, sometimes, the way that they behaved when faced with the inquiring eye of the movie camera. We see kings and queens and politicians, coronations and funerals, artists and scientists, the dancers of the Royal Ballet and a monumental Russian long-distance swimmer, the new technologies of ships and aircraft. The archive makes a fascinating comparison with the Mitchell and Kenyon collection, which offers a panorama of a very different stratum of a Northern society. The films have been sensitively scanned to produce a new digital version of the archive (now available on DVD). The running speed has been scaled to 17 frames per second. — TC/DR

 

FUNNY LADIES
GIGETTA (Le Giornate del Cinema Muto, I 1985)
Dir.:
Alberto Farassino; cast: Gigetta Morano; Betacam SP, 10’. Versione originale in italiano / Original version in Italian.

Nel 1985, quando le Giornate riportarono sullo schermo del Verdi di Pordenone i comici del muto italiano, Alberto Farassino intervistò Gigetta Morano, l’unica sopravvissuta fra i silent clown di quella gloriosa stagione del nostro cinema; durante l’incontro, avvenuto in un casa di riposo torinese, la Morano, classe 1887, ripercorse allegramente gli anni trascorsi nello studio di produzione Ambrosio ricordando colleghi e registi, fra cui Robinet e Mary Cleo Tarlarini. Riproponiamo il video in occasione della proiezione di Gigetta è pedinata, all’interno del programma “Funny Ladies”. - LJ

In 1985, the year when the 4th Giornate del Cinema Muto brought the comics of the Italian silent cinema to the screen of Pordenone’s Teatro Verdi, Alberto Farassino interviewed Gigetta Morano, the only survivor of the silent clowns of that glorious epoch of our cinema. In the course of the interview, which took place in a home for the aged in Turin, Gigetta, born in 1887, happily relived the years spent in the Ambrosio Studio, recalling colleagues and directors, among them Robinet and the dramatic actress Mary Cleo Tarlarini. We are delighted to show this video again, on the occasion of the screening of Gigetta è pedinata as part of the “Funny Ladies” presentation. – LJ

 

HET GROOTSTE VAN HET GROOTSTE: ABRAHAM TUSCHINSKI / THE GREATEST OF THE GREATEST: ABRAHAM TUSCHINSKI (Nedfilm B.V., HU 2001)
Dir./sc.:
Gel Poppelaars; prod.: Rob Houwer; ph.: Kester Dixon, mus.: Filmorkest Max Tak a.o.; ricerche filmiche / film research: Ivo Blom; Betacam SP, 75’, Nedfilm B.V. Narrazione e sottotitoli in inglese / English narration and subtitles.

ll documentario racconta la drammatica vicenda di un povero sarto polacco, Abraham Tuschinski, che per evitare il fronte della guerra russo-giapponese si imbarca per gli Stati Uniti. Non vi arriverà mai. Si ferma infatti in Olanda, a Rotterdam, e qui apre un cinema, adattando un’ex-chiesa. Nel giro di pochi anni crea in città una catena di sale. Amante del lusso, egli non smette mai di abbellire i suoi locali. Nonostante le molte difficoltà, nel 1921 riesce a costruire nel centro di Amsterdam il magnifico Teatro Tuschinski, dove confluiscono Art Nouveau, Art Deco, orientalismo e il tipico stile della "scuola di Amsterdam. Negli anni fra le due guerre, il Tuschinski divenne il più importante cinematografo olandese e dopo la guerra vi si tennero molte prime di film stranieri e olandesi. Questo "palazzo dei sogni" è ancora esistente ed è stato di recente (2000-2002) ottimamente restaurato. Durante l’occupazione nazista, Abraham Tuschinski venne arrestato e trasferito ad Auschwitz dove morì nel 1942. Attraverso interviste con collaboratori e parenti nonché con il suo biografo, e rari filmati d’epoca, oltre ad alcune scene ricostruite, il documentario descrive in dettaglio la vita pubblica e privata di questo pittoresco imprenditore. — LJ/IB

The documentary relates the dramatic fortunes of the poor Polish tailor Abraham Tuschinski, who embarked for the United States to avoid service in the Russo-Japanese War, but never arrived there. In fact, his journey ended in Rotterdam, the Netherlands, where he built a cinema, adapting a former church. In the course of a few years he created a chain of cinemas in Rotterdam. Tuschinski craved luxury, and never stopped embellishing and expanding his cinemas. He was so successful that he was able to build, in the center of Amsterdam, in spite of great difficulty, the superb Tuschinski Theatre (1921), a monument of Art Nouveau, Art Deco, orientalism, and the typical "Amsterdam School" style. In the inter-war years, the Tuschinski was the most important cinema in the Netherlands, and after the war it remained the premiere theatre for many Dutch and foreign film productions. This unique "dream palace" still survives, and was recently (2000-2002) beautifully restored. During the Nazi occupation, Abraham Tuschinski was arrested and taken to Auschwitz, where he died in 1942. The documentary describes in detail the public and private life of this colourful cinema entrepreneur, via interviews with people who worked with him, his relatives, and his biographer, plus rare archival footage and some reconstructed scenes. — LJ/IB

 

KAFKA GEHT INS KINO / KAFKA VA AU CINÉMA (Movimento Production, F/D 2002)
Dir./sc./ph./sd.:
Hanns Zischler; ed.: Peter Sabat; voices off: Jeanne Balibar, Laurent Poitrenaux; video, 54’, Movimento Production. Versione in francese / French dialogue.

Kafka geht ins Kino si apre su due visite successive e fondamentali: quella alla Bodleian Library di Oxford, che possiede la maggior parte della corrispondenza kafkiana, e quella alla Cinémathèque française, dove sono meticolosamente conservate le testimonianze della nascita del cinema. Fino alla prima guerra mondiale la settima arte viene considerata da un vasto numero di intellettuali una pura attrazione, una forma di intrattenimento incapace della minima invenzione artistica. Kafka è uno dei pochi a coglierne immediatamente la straordinaria portata. Mentre i primi spettatori hanno un moto di panico davanti al treno che entra nella stazione di La Ciotat, l’autore di Nella colonia penale ricorda con ironia quell’affascinante "illuminazione di un cadavere" che costituisce ai suoi occhi la presenza di un essere umano sullo schermo. Partendo dalle immagini sincopate dei primi film e dalle cartoline o dalle lettere su cui Kafka annotava le sue fugaci impressioni all’uscita dalla sala buia, Hanns Zischler — noto sia come attore e che come studioso — va alla ricerca dell’autore e conferisce alle sue avventure emotive e nottambule una forma cinematografica ispirata e sensibile. (Dal catalogo del 55° Festival Internazionale del Film di Locarno, 1-11 agosto 2002)

"Kafka geht ins Kino opens with two successive visits that form the basis of the film: to the Bodleian Library in Oxford, which holds most of Kafka’s correspondence, and to the Cinémathèque Française, where traces of the birth of cinema are meticulously preserved. Up to the First World War the Seventh Art was considered by many intellectuals to be a mere sideshow, an entertainment incapable of the slightest artistic invention. Kafka was one of the few who immediately grasped its extraordinary power. While the first spectators experienced a panic reaction to the train entering the station at La Ciotat, the author of In the Penal Colony referred humorously to this fascinating ‘illumination of a corpse’, which is what, in his view, the presence of a human being on screen constituted. Starting from the jumpy images of the earliest films and the postcards or letters in which Kafka noted his instant impressions on leaving dark auditoria, Hanns Zischler sets off on the tracks of the author and gives his night-time emotional adventures an inspired and sensitive cinematic form.”
Hanns Zischler began his career as an actor, working among others with Wenders, Chabrol, and Godard. He has also directed some 20 documentaries for German television, and has published translations from Lévi-Strauss and Derida. His essay "Kafka va au cinéma" first appeared in Cahiers du Cinéma, and has since been reprinted in several languages. (Catalogue note, 55th Locarno International Film Festival, 1-11 August 2002)

 

THE GRIFFITH PROJECT, 6
A LODGING FOR THE NIGHT (Biograph, US, 9 May 1912)
Credits e trama nella sezione "Griffith", programma 4. / For credits and plot, see programme 4 of the "Griffith" section.

 

LONDON AFTER MIDNIGHT — A RECONSTRUCTION (Turner Classic Movies, US 2002)
Prod.:
Rick Schmidlin; ed.: Christopher Gray; mus.: Robert Israel; consultant: Michael F. Blake; video, 48’, Rick Schmidlin. Didascalie in inglese / English intertitles.
Original film:
LONDON AFTER MIDNIGHT (Metro-Goldwyn-Mayer Pictures, US 1927)
Dir.:
Tod Browning; sc.: Tod Browning, Waldemar Young; story: Tod Browning; titles: Joe Farnham; ph.: Merritt B. Gerstad; ed.: Harry Reynolds, Errol Taggart; art dept.: Cedric Gibbons; sets: A. Arnold Gillespie; costumes: Lucia Coulter; cast: Lon Chaney (Burke), Henry B. Walthall (Sir James Hamlin), Marceline Day (Lucille Balfour), Percy Williams (Butler), Conrad Nagel (Arthur Hibbs), Polly Moran (Miss Smithson), Edna Tichenor (Luna, Bat Girl), Claude King (The Stranger), Andy MacLennan (Bat Girl’s Assistant); lunghezza originale / orig. length: 5687ft.

Settantacinque anni fa, il 17 dicembre 1927, sebbene la critica non fosse entusiasta, il pubblico si precipitò a vedere London after Midnight (Il fantasma del castello), che incassò, a livello mondiale, più di un milione di dollari: il maggior successo al botteghino dei dieci film della coppia Tod Browning-Lon Chaney. A metà degli anni Sessanta l’unica copia esistente di questo lungometraggio fu distrutta da un incendio scoppiato nei cellari della MGM. Nel corso degli anni successivi sono circolate con insistenza voci su una copia segreta, voci che però si sono dimostrate infondate per cui London After Midnight rimane tuttora uno dei film "perduti" più ricercati dell’era del muto. Ma non tutto è perduto. Attraverso l’utilizzo di centinaia di fotografie conservate negli archivi della MGM e seguendo attentamente la sceneggiatura desunta, si è ottenuta la "ricostruzione" più vicina possibile di quello che gli spettatori poterono vedere al cinema nel 1927. — Michael F. Blake (autore di Lon Chaney: The Man Behind the Thousand Faces e A Thousand Faces: Lon Chaney's Unique Artistry)

Seventy-five years ago, on December 17, 1927, audiences went to see the latest Lon Chaney film, London After Midnight. Although critical reception was mixed, audiences flocked to see the film, which earned a worldwide box-office gross of slightly over $1 million. Out of the ten movies Chaney made with director Tod Browning, London After Midnight proved to be their highest-grossing film. In the mid-1960s, the only known surviving print of London After Midnight was destroyed in a fire which consumed a film vault on the MGM lot. Over the years there have been persistent rumors that someone has managed to secretly preserve a print of the film, but alas, to this date the rumors have proven false, making London After Midnight one of the most sought-after "lost" films of the silent era. But all is not lost. Through the use of hundreds of stills from the MGM files and carefully following the film’s cutting continuity script, what you will see is the closest possible representation of what audiences saw in movie theatres in 1927. — Michael F. Blake (author of Lon Chaney: The Man Behind the Thousand Faces, and A Thousand Faces: Lon Chaney’s Unique Artistry)

 

AVANGUARDIA
IL MISTERO DI GALATEA
(Giulio Aristide Sartorio, I 1918-19)
Si veda la scheda del film nella sezione "Avanguardia", programma 5. / For credits and programme notes, see programme 5 of the "Italian Avant-Garde" section.

 

THE TRAMP AND THE DICTATOR (Photoplay Productions / Spiegel TV, GB/D 2002)
Dirs.:
Kevin Brownlow, Michael Kloft; prod.: Patrick Stanbury, Thorsten Pollfuss; sc.: Kevin Brownlow, Christopher Bird; ph.: James Miller, André Dekker, Graham Latter, Tom Pridham, Gerald Saldo; ed.: Christopher Bird; mus: Timothy Brock, con temi tratti dale partiture di / incorporating themes from film scores by Charles Chaplin; esegue / mus. performed by: City of Prague Philharmonic Orchestra; intervistati / interviewees: Walter Bernstein, Ray Bradbury, Sydney Chaplin, Dan James (solo registrazione d’archivio / archive audio only), Brigitte Hamann, Al Hirschfeld, Stanley Kauffmann, Sidney Lumet, Ivor Montagu (materiali di repertorio / archive footage), Nikola Radosevic, Arthur Schlesinger, Jr., Budd Schulberg, Gitta Sereny, Reinhard Spitzy, Betty Tetrick, Bernard Vorhaus; narr.: Kenneth Branagh; estratti da / film excerpts: Shoulder Arms (1918), The Kid (1921), Modern Times (1936), The Great Dictator (1940), On the Set of the Great Dictator (2002; Syd Chaplin home movie footage); Betacam SP, 55’, colore / color, sonoro / sound, Photoplay Productions. Versione inglese / English language version.

Questo notevole documentario analizza la realizzazione di The Great Dictator (Il dittatore) di Charles Chaplin, evidenziandone l’eccezionale valenza storica. I paralleli tra le carriere di Chaplin e di Hitler hanno del prodigioso. Nati entrambi nella stessa settimana dello stesso mese dello stesso anno, furono entrambi segnati da un’infanzia durissima. Chaplin divenne il più grande comico della storia e, per un certo periodo, l’uomo più amato del mondo. Hitler divenne capo della Germania e, per sempre, l’uomo più odiato della storia. Entrambi scelsero di portare ridicoli baffetti, veri in un caso, falsi nell’altro. Il regime di Hitler incluse nei suoi provvedimenti antisemiti anche la messa al bando dei film di Chaplin, che pure non era ebreo.
The Great Dictator
, iniziato nel1938 ed uscito nel 1940, fu il primo film parlato di Chaplin, che lo girò malgrado la forte opposizione incontrata a Hollywood sia da parte dei simpatizzanti dell’antisemitismo e del nazismo sia da parte dei produttori ebrei, i quali temevano che il film avrebbe reso ancor più difficile la vita degli ebrei in Germania. Chaplin dichiarò in seguito che, se avesse saputo tutta la verità su Hitler, non avrebbe potuto scherzarci su. Per fortuna lo fece, ed il film fu accolto favorevolmente soprattutto in Inghilterra, che in quel periodo stava subendo le incursioni degli aerei di Hitler. In altri paesi europei, tra cui la neutrale Irlanda, fu invece vietato. Il documentario cita, peraltro, un’unica proiezione tenutasi in un cinema di Belgrado nel 1942, quando un temerario ragazzo jugoslavo lo sostituì alla pellicola di propaganda che era stata programmata per un pubblico composto di soldati tedeschi. Non si sa con certezza se Hitler abbia mai visto il film: i leader nazisti erano grandi appassionati di cinema ed avevano i mezzi per far arrivare di nascosto in Germania gli ultimi successi hollywoodiani ed inglesi.
Per Chaplin, The Great Dictator parve segnare l’inizio dell’impopolarità — riconducibile sia alle sue tendenze liberal sia alla sua vita privata — che lo portò poi ad abbandonare gli Stati Uniti. Oggi The Great Dictator rimane un film memorabile perché, come dice Kevin Brownlow, "in un tempo in cui la follia e le tenebre oscuravano il mondo, diede forza a milioni di persone con la potenza della risata".
La realizzazione di The Tramp and the Dictator è stata stimolata dal ritrovamento di un Kodachrome 16mm girato da Syd Chaplin, fratello maggiore di Charlie, durante le riprese di The Great Dictator. La valigia in cui era conservato, insieme con film di viaggio dello stesso Syd, venne consegnata, alla morte della sua vedova, ai figli di Charles Chaplin e rimase a lungo chiusa nei cellari di casa Chaplin a Vevey, in Svizzera, finché, un giorno, il film non venne disimballato e proiettato da Christopher e Victoria Chaplin. Furono essi che per primi rivelarono l’esistenza di questo prezioso documento in occasione della presentazione alla stampa, a Parigi, del libro di Christian Delage, Chaplin, la grande histoire (1998).
Kevin Brownlow intreccia il Kodachrome con materiali documentaristici sul Terzo Reich frutto delle ricerche di Michael Kloft, uno specialista in documentari sulla seconda guerra mondiale, che stava lavorando a Das Dritte Reich — in Farbe (Il Terzo Reich a colori) quando, ad una proiezione speciale a Berlino, vide il materiale girato da Syd. Negli Stati Uniti Brownlow ed il produttore Patrick Stanbury hanno intervistato persone che ancora ricordano la lavorazione del film come il figlio di Chaplin, Sydney e sua cugina Betty Tetrick, o il grande caricaturista Al Hirschfeld, che curò la pubblicità del film; ed anche Sidney Lumet, che era un adolescente quando, nel 1940, assistette alla prima newyorkese. Tra gli altri intervistati, Reinhard Spitzy, membro dell’entourage di Hitler. Altri rari materiali sono stati forniti anche da Andreas-Michael Velten, autore del documentario Der Clown und der Diktator realizzato nel 1989 per una mostra che ricordava il centenario di entrambi i personaggi.
The Tramp and the Dictator esiste in tre versioni: l’originale della Turner; la versione della Spiegel Television, che privilegia il ritratto di Chaplin e di Hitler piuttosto che la lavorazione del film; e un adattamento italiano ancora in fase di preparazione. Le Giornate presenteranno la versione della Turner. — DR

Kevin Brownlow’s remarkable documentary discusses the making of Charles Chaplin’s The Great Dictator and its unique significance as historical commentary. The parallels between the careers of Chaplin and Hitler are eerily portentous. They were born in the same week of the same month of the same year. Both were shaped by exceedingly harsh childhoods. Chaplin became history’s greatest comedian and, for a while, the best-loved man in the world. Hitler became leader of Germany and for ever the most detested man in history. Both chose to wear ridiculous little moustaches, one real and one false. Hitler’s regime condemned Chaplin’s films as part of his anti-Semitic programme, even though Chaplin was not a Jew.
The Great Dictator, begun in 1938 and released in 1940, was Chaplin's first talking picture, and was made against great opposition in Hollywood, both from anti-Semites and Nazi sympathizers and from the Jewish producers who felt it would make life even more difficult for the Jews in Germany. Later Chaplin said that if he had known the full truth about Hitler, he could not have made a joke of him. Happily he did, and the film was nowhere more appreciated than in Britain, at that moment undergoing the full assault of Hitler’s aerial Blitzkrieg. In other European countries — including neutral Ireland — the film was banned. The documentary records, however, a unique show in Belgrade in 1942, when a foolhardy Yugoslav boy substituted it for a propaganda film due to be shown in a German soldiers’ cinema. Speculation persists as to whether Hitler himself ever saw the film: the Nazi leaders were great film enthusiasts, and found means to smuggle all the latest Hollywood and British successes into Germany.
For Chaplin, The Great Dictator appeared to be the beginning of the unpopularity — both on account of his liberal politics and his private life — which led to his eventual departure from the United States. Today The Great Dictator remains a remarkable memorial, in Kevin Brownlow’s words "as the film that, at a time when madness and darkness covered the world, strengthened millions through the power of laughter".
The making of The Tramp and the Dictator was stimulated by the discovery of some 16mm colour footage of the shooting of The Great Dictator, shot on 16mm Kodachrome by Syd Chaplin, Charlie’s elder brother. The suitcase in which it was stored, along with films of Syd’s travels, passed to Charles Chaplin’s children when Syd’s widow died, and long lay unopened in the cellars at the Chaplin home at Vevey, Switzerland, until one day the film was unpacked and projected by Christopher and Victoria Chaplin. They first revealed this precious document at the Paris press launch of Christian Delage’s book on The Great Dictator.
Kevin Brownlow has interwoven it with documentary material of the Third Reich researched by Michael Kloft, a specialist in documentaries on the Second World War, who was working on The Third Reich in Colour when he saw the Syd Chaplin footage at a special screening in Berlin. In the United States, Brownlow and producer Patrick Stanbury interviewed people who still recall the making of the film — Chaplin’s son Sydney, and his cousin Betty Tetrick; the great caricaturist Al Hirschfeld, who was publicity artist for the film; and Sidney Lumet, who as a teenager attended the 1940 premiere in New York. Other interviewees include Reinhard Spitzy, a member of Hitler’s inner circle. Rare documents were also provided by Andreas-Michael Velten, whose documentary Der Clown und der Diktator was made for an exhibition marking the centenary of both men in 1989.
The documentary exists in three versions: the original Turner version; the Spiegel Television version, which favours the portrayal of Chaplin and Hitler rather than a "making of" documentary; and an adapted Italian version still in preparation. The Giornate will screen the Turner version. — DR

 

VARIAZIONI KEATON 1: HARD LUCK / VARIAZIONI KEATON 2: DAY DREAMS (Ballo/Mosso, I 2002)
A cura di / edited by: Francesco Ballo, Luca Mosso; video VHS, 25’ + 26’, Ballo/Mosso. Didascalie in francese e inglese / French and English intertitles.

È questo un progetto per confrontare le differenti versioni di alcuni film di Buster Keaton. I primi due lavori sono dedicati a Hard Luck e Day Dreams, due tra i "due rulli" di Keaton giunti sino a noi in versione ancora incompleta. Per quanto concerne Hard Luck il confronto permette di formulare l’ipotesi che l’attuale e più completa edizione, quella curata da Lobster/Arte, presenti ancora qualche punto oscuro. Per quanto riguarda Day Dreams le due versioni Lobster/Arte e Kino on Video sono entrambe incomplete in punti diversi. Questo lavoro mette a confronto in tempo reale le differenti edizioni di Hard Luck e di Day Dreams che scorrono in parallelo sullo schermo come in un film di ricerca e di sperimentazione. — FB/LM
Su Griffithiana 73 uscirà "Note su Hard Luck di Buster Keaton", un articolo di Francesco Ballo in cui vengono messi in luce alcuni problemi che sorgono alla visione delle diverse copie del film: è forse un sogno (come The Frozen North, The Love Nest e Convict 13) oppure è una fuga continua da una tremenda realtà?

Variazioni Keaton is a project comparing the different versions of certain Buster Keaton films. The first two works are devoted to Hard Luck and Day Dreams, two of Keaton’s 2-reelers which survive in incomplete versions. In the case of Hard Luck, the comparison permits us to offer the hypothesis that the currently most complete version, reconstituted by Lobster/Arte, still presents some points of obscurity. In the case of Day Dreams, both the Lobster/Arte and the Kino on Video versions are incomplete in different sections. The different versions of Hard Luck and Day Dreams are run on the screen in real time and in parallel, as films of research and experiment. — FB/LM
Griffithiana 73 will feature an article by Francesco Ballo, "Notes on Hard Luck by Buster Keaton", highlighting some of the problems raised by a comparison of the different versions of the film: could the action take place in a dream (as in The Frozen North, The Love Nest, and Convict 13), or does the film express a continuous escape from an unbearable reality?

 

Schede di / Programme notes by:
FB: Francesco Ballo
IB: Ivo Blom
TC: Thomas Christensen
LJ: Livio Jacob
LM: Luca Mosso
DR: David Robinson