TURANDOT (2009)

Mercoledì 17 marzo, ore 21.00
In collaborazione con A.S.C. - Associazione Spettacolo e Cultura Sezione del Friuli Venezia Giulia
TURANDOT Videoregistrazione dell’allestimento di Zhang Yimou allo stadio “Nido d’uccello” di Pechino. Musica: Giacomo Puccini. Soprano: Raffaella Angeletti. Direttore d’orchestra: Janos Acs. 119 min. CN 2009. [Cineteca del Friuli]

- Articolo del China Daily
- Zhang Yimou: dall'Opera di Pechino all'operetta di Berlino
- Note dell'A.S.C.

 

Zhang Yimou dall’Opera di Pechino all’operetta di Berlino [Lorenzo Codelli]
Incassando la settimana prima di Natale 13,9 milioni di dollari in 725 schermi cinesi e hongkonghesi, San qiang pai an jing qi di Zhang Yimou - titolo per l’estero A Simple Noodle Story - sbaragliava qualsiasi concorrente al box-office asiatico. Ribattezzato A Woman, a Gun and a Noodle Shop, è stato applaudito in febbraio nel concorso ufficiale della 60 Berlinale. Sono passati oltre tre anni da La città proibita, il precedente hit del magistrale autore. Nel frattempo egli aveva, com’è noto, supervisionato le iperboliche cerimonie aerospaziali d’inaugurazione e chiusura dei Giochi Olimpici di Pechino, nonché la pomposa parata per i 60 anni della Repubblica Popolare a Piazza Tienanmen. E nello stesso stadio olimpico “nido d’uccello”, di fronte a una marea di spettatori, aveva spettacolarizzato l’estate scorsa la Turandot di Puccini; un’opera lirica congeniale alla sua devozione per le “fusioni” Oriente-Occidente, che aveva già messo in scena con successo al Maggio Fiorentino, a Parigi, alla Città Proibita di Pechino, e che riprenderà prossimamente a Taiwan.
Segnaliamo a cinefili e musicofili che la video-registrazione curata da Zhang Yimou della sua Turandot 2009 sarà proiettata al Cinema Sociale di Gemona il 17 marzo. Protagonista la nota soprano Raffaella Angeletti, direttore d’orchestra Janos Acs.
Nella fiammante sala Broadway Cinematheque – un multiplex incastonato nelle spire d’un cortile lecorbusieriano al “Moma”, quartiere très chic della New Pechino – la proiezione di A Simple Noodle Story è preceduta dalla solita sfilza di spot pubblicitari. In uno, l’impresario Zhang Yimou a braccetto con i suoi mirabili action-directors e maghi delle luci, esalta la propria compagnia di spettacoli en plein air, sintetizzando rapidamente cento show allestiti tra monti, vallate e laghi. Prima dei titoli di testa, un altro spot: in 30 secondi l’intero cast del film, con costumi e trucco pseudo-medievali tali e quali ci appariranno subito dopo, gorgheggia pimpante per promuovere la carta di credito d’una megabanca nazionale!
Fin dalle prime scene, A Simple Noodle Story seduce l’occhio con cromatismi iperreali  e marionette esagerate. Una specie di D’Artagnan piumato fa irruzione in una locanda sperduta nel deserto rosa-shocking, gestita da una coppia in turbolenze coniugali. Lei (Yan Ni, Mirandolina dagli occhioni incantevoli) tradisce lui (Sun Hong Lei, un comico popolarissimo) con il pavido cuoco (Xiao Shen Yang), e poi tenta di farlo uccidere a revolverate da un improbabile sbirro, parente stretto dell’ispettore Clouseau (Ni Dahong).
Se vi sembra di aver già sentito una vicenda del genere è perché s’ispira a Blood Simple, l’esordio brillantissimo dei fratelli Coen. “Lo vidi a un festival una ventina d’anni fa e mi fece una grande impressione - confessa Zhang -, anche se poi non l’ho più rivisto”.  Al posto del noir texano venato di horror, Zhang cucina un prelibato dim sum, fondendo Opera di Pechino, Al Cavallino Bianco e western leoniano. Malgrado gag slapstick e numeri musicali trabocchino di effervescenza - l’ensemble dei nostri “sette spose per sette fratelli” piroetta sfidandosi a roteare in aria impasti di noodle sgocciolanti -, Zhang sottolinea come quel microcosmo grottesco sia dominato da rapacità (Greed) e brama di potere. Uno specchio dell’attuale frenesia cino-capitalistica, alla pari dell’implacabile  Città proibita, o di Vivere! nel lontano 1994, tuttora censuratissimo. L’intellighentia cinese e le generazioni di cineasti che sono venute dopo la celebre “quinta” - la sua generazione, formatasi in mezzo alle devastazioni della rivoluzione culturale - snobbano Zhang Yimou, bollandolo “artista di regime”, “accademico sorpassato”. Imperterrito, lui continua viscontianamente a plasmare, nei film e negli spettacoli dal vivo, il proprio regime ideale, una Shangri-La melodiosa e armoniosa, rossa argento oro, avvolta da cori e coreografie celestiali, ove “nessun dorma”. (Articolo scritto per Cinemazeronotizie, marzo 2010)


Un cimelio per i melomani
a cura dell'Associazione SPETTACOLO E CULTURA Sezione del Friuli VG
Questa video registrazione della Turandot messa in scena da Zhang Yimou nel 2009 a Pechino allo stadio olimpico “nido d’uccello” – opera grandiosa progettata dagli architetti Meuron & Herzog – è un vero cimelio. Assolutamente degne di note le scenografie, la spettacolarità dei costumi, il numero notevole di figuranti e, tutto sommato, la buona qualità dell’interpretazione nonostante il luogo non particolarmente adatto a una rappresentazione lirica. Turandot, in ogni caso, trova la sua autentica ambientazione e assume un fascino aggiuntivo intenso e particolare, accentuandone la dimensione fiabesca.
Turandot è l’ultimo capolavoro rimasto incompiuto del grande maestro di Torre del Lago, Giacomo Puccini (1858-1924). L’opera fu ultimata dal compositore Franco Alfano.
LA TRAMA
L’opera inizia con l’esecuzione della sentenza di morte mediante decapitazione del principe di Persia che non era stato in grado di risolvere i tre enigmi posti dalla principessa Turandot per averla in sposa.
All’apparire della bellissima Turandot, Calaf, figlio di Timur, re spodestato dei Tartari, incurante dei consigli e del duro destino cui con ogni probabilità andrà incontro, lancia a sua volta la sfida, suonando il gong tre volte tra l’ilarità dei ministri presenti che già vedono la sua fine.
- I tre ministri Ping, Pong e Pang ricordano i tempi lontani quando l’impero viveva in serenità, prima del crudele editto emanato da Turandot e che già è costato la vita a numerosi principi. La sfida di Calaf è però oramai lanciata ed egli non desiste, neppure quando glielo chiede l’imperatore Altoum, padre di Turandot. Quest’ultima ricorda al popolo il motivo del suo editto: il rapimento, la violenza e l’uccisione di una sua antenata. L’editto prevede che lo sfidante debba risolvere tre enigmi. Calaf li risolve tutti. La prima risposta è la speranza; la seconda, il sangue; e la terza, Turandot (il gelo che ti dà foco). La folla festeggia Calaf, ma la principessa supplica il padre di non consegnarla a uno straniero. Il padre ricorda alla figlia il giuramento e la invita a onorarlo. Calaf, innamorato di Turandot, non la vuole per onorare una “scommessa”, ma ardente d’amore. Le offre quindi un’opportunità per evitare il matrimonio coatto: se la principessa prima dell’alba riuscirà a indovinare il suo nome, egli accetterà di morire.
- Nessun dorma, a Pechino, tutti devono prodigarsi per scoprire il nome del principe straniero. Calaf è sicuro che nessuno riuscirà a saperlo e pregusta già l’incontro con Turandot. Il padre di Calaf, Timur, è catturato e Liù, la sua schiava, per evitargli la tortura dice di essere l’unica a conoscere il nome del principe, nome che non svelerà mai. La donna è sottoposta a ogni sorta di supplizio, ma continua a tacere e quando Turandot le chiede cosa le dia la forza di resistere, lei risponde che è L’AMORE e che per questo dona a lei e a Calaf la sua stessa vita, quindi afferrato un pugnale, si trafigge. (Qui termina la musica di Puccini.)
L’opera continua con il lavoro di Alfano. Si diffonde un senso di sgomento e di pietà per il sacrificio di Liù. Calaf rinfaccia a Turandot la sua crudeltà. L’uomo dinanzi alla donna, non controlla la sua passione, travolto dal sentimento bacia freneticamente Turandot timorosa di perdere la sua purezza. Il bacio di Calaf sgela la principessa che finalmente confessa di aver provato per il principe un fremito fin dal suo primo sguardo. A questo punto l’uomo le rivela il suo nome e le affida il proprio destino. Turandot esce dal palazzo imperiale e di fronte alla folla pronuncia il nome del principe straniero: AMOR!

Programmazione a cura della Cineteca del Friuli in collaborazione con il CEC di Udine