Giovedì 18 marzo, ore 21.00
PENNE NERE di Oreste Biancoli. Soggetto: Oreste Biancoli e Giuseppe Driussi. Sceneggiatura: Giuseppe Berto, Oreste Biancoli, Paola Ojetti, Alberto Albani Barbieri, Salvatore Gotta. Con Marcello Mastroianni (Pieri Cossutti), Marina Vlady (Gemma Vianello), Camillo Pilotto (Zef Cossutti, il nonno), Enzo Staiola (Tonino Cossutti), Hélène Vallier (Natalia Cossutti), Vera Carmi (Catina Cossutti), Guido Celano (Olinto Cossutti), Giuseppe Chirarandini (Don Angelo), Liuba Soukhanowa (Giulia Cossutti). Drammatico, 95 min. Mander Film, IT 1952. [Cineteca del Friuli]
Girato a Sauris di Sotto, Villa Santina e Rivoli Bianchi di Tolmezzo
Articolo di Chino Ermacora
Comunicato stampa
Articolo di Carlo Gaberscek

Così dal 10 luglio "si gira" a Sàuris, nella più orrida gola della Carnia, dalle prime luci del mattino sino a che il sole scompare come un grande ostensorio dietro il profilo del Bivera, che riflette la sua piramide nelle acque di cobalto del lago; e "si gira" di notte alla luce di potenti riflettori e di bengala al magnesio (l'altra notte, l'esodo della popolazione, con a capo il parroco, nell'imminenza della ritirata nazicosacca che avrebbe significato il brillamento delle mine sotto la diga e quindi la distruzione totale del paese, aveva l'aspetto di una migrazione biblica); "si gira" nella modesta casetta di Zèf, il vecio alpino del Lavaredo; si gira in altre case fasciate di fieno stivato sotto gronda; nelle strade ripide; sul sagrato della candida chiesa, alta sopra il cocuzzolo verde; "si gira" nei barranchi paurosi del Lumiei e sulla diga che dà le vertigini con lo strapiombo dei suoi centoventi metri di altezza. Nella medesima piazzetta del paese si gira la festa da ballo sul tavolato, dei giorni felici, e l'irruzione dei primi cosacchi, nei mesi della fame e del terrore: storia di ieri (dell'estate '44), attori gli stessi alpini che lasciarono compagni e sangue sui monti della Grecia e nelle steppe della Russia, e la gente umile della montagna. Cosacchi e alpini insieme (li abbiamo incontrati, arrivando, davanti all'alberghetto della Màina: bevevano un tajùt ristoratore, fraternamente), attrici russe e italiane, una francese e una carnica: ognuno col suo carico di umanità per ricostruire una pagina umana nel turbine tragico della guerra recente. - Chino Ermacora, in Il Gazzettino, 4 agosto 1952
COMUNICATO STAMPA
Cinecittà in Carnia: Penne nere il primo film a soggetto girato in Friuli
La storia del Friuli come location cinematografica per film a soggetto comincia nel 1952 con Penne nere, girato in Carnia, prevalentemente a Sauris di Sotto e in parte a Villa Santina. Interpretato da Marcello Mastroianni, Marina Vlady, Camillo Pilotto, Enzo Stajola (il bambino di Ladri di biciclette e di Cuori senza frontiere), il film di Oreste Biancoli rappresenta la prima “trasferta” friulana di Cinecittà e anticipa di diversi anni sia il kolossal Addio alle armi, che nel 1957 porterà Hollywood in Friuli, sia La grande guerra di Monicelli, del 1959.
Proseguendo nel suo programma di diffusione e riscoperta del cinema legato al territorio, la Cineteca del Friuli proporrà Penne nere giovedì 18 marzo alle ore 21 al Cinema Sociale di Gemona. La proiezione sarà introdotta da Carlo Gaberscek.
L’occupazione cosacca dell’Alto Friuli tra l’autunno del ’44 e la primavera del ’45 è stata oggetto di indagine, soprattutto nell’ultimo decennio, in diversi articoli, libri, servizi televisivi e documentari. Ma Penne nere rimane l’unico lungometraggio che abbia affrontato il tema della convivenza del popolo carnico con i cosacchi, là dove la popolazione locale era costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini, dato che i giovani uomini erano stati mandati a combattere da alpini in Albania. È in questo contesto che si svolge la vicenda del film, dove la grande storia si intreccia con le vicissitudini di una famiglia e con la storia d’amore tra Pieri (Marcello Mastroianni) e Gemma, una giovanissima Marina Vlady alla sua prima importante esperienza cinematografica.
A suggerire la location era stato Chino Ermacora (che successivamente seguì le riprese come inviato), interpellato dall’udinese Giuseppe Driussi, uno degli sceneggiatori insieme a Giuseppe Berto, Paola Ojetti, Alberto Albani Barbieri e Salvator Gotta. I primi “personaggi” sono infatti un paese alpino, una diga (che nella trama i tedeschi in ritirata vogliono far saltare) e un monte, elementi che a Ermacora fecero pensare subito a Sauris di Sotto, con la sua architettura tradizionale, le vette intorno e la grande diga di La Maina inaugurata nel 1949.
Il paese di Sauris che si vede nel film, con le classiche case in legno, i ballatoi, i fienili, le alte case ottocentesche in pietra e le viuzze strette e acciottolate, è un altro dei tanti motivi d’interesse di Penne nere, documentazione visiva dello stile saurano originale, di un’architettura e di un paesaggio che nei decenni successivi si sono in parte modificati.
Poco di originale ha invece la parlata. Benché si sentano alcuni canti tradizionali friulani, i personaggi non si esprimono nella lingua locale ma in un italiano lievemente venetizzato: una scelta fatta in base alle esigenze produttive e distributive del tempo, oltre che per la difficoltà di far parlare in friulano gli attori protagonisti.
