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"Inchiesta in Carnia" di Dante Spinotti: repliche di dicembre

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Il trailer di Inchiesta in Carnia

PROSSIME REPLICHE AL SOCIALE DI GEMONA
MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE: 19.15
DOMENICA 21 DICEMBRE: 19.15

“Il film ha il linguaggio dell’inchiesta; però le interviste sono collegate da momenti di poesia cinematografica e di paesaggio. Ho posto in primo piano l’umanità della gente, nelle interviste ho cercato di raccontare chi erano le persone anche prima delle loro opinioni. Il documentario non vuole essere un discorso logico con una tesi che si sviluppa; è piuttosto l’esperienza di un viandante che osserva, si incuriosisce di alcuni temi, fa delle domande. È un film, almeno in questa versione, dedicato agli spettatori carnici e a coloro che conoscono i temi e le problematiche di una zona alpina.” (Dante Spinotti)

Spinotti cattura la straordinaria bellezza del paesaggio naturale e dell'architettura carnica, testimonianza di comunità e culture che lì si sono insediate e stratificate nel corso di secoli. Alla bellezza dello scenario fa da contraltare il problema - comune ad altre zone alpine - dell'abbandono, soprattutto da parte dei giovani, e il conseguente costante calo della popolazione. Raccogliendo le voci di industriali che hanno scelto di localizzare la produzione in Carnia, di agricoltori, commercianti, professionisti, amministratori e di gente comune, il documentario disegna una realtà a volte difficile ma segnala anche possibilità interessanti.
La sfida lanciata è per un recupero della montagna che passi attraverso politiche adeguate - finora assenti o insufficienti – e scelte di vita personali in controtendenza rispetto ai modelli correnti. In un momento di crisi come quello che sta vivendo la nostra società, luoghi come la Carnia, ricchi di aria buona, acqua, legname e spazi verdi possono rappresentare un’opportunità e un modello esistenziale più a misura d'uomo.


 



Carnia e Ercole visti da Dante
Dante Spinotti sta completando in queste settimane il documentario prodotto dalla Cineteca del Friuli Inchiesta in Carnia. Per maggiori dettagli, vi rinviamo all'articolo Spinotti Documents Life in Carnia apparso il 4 giugno sulla versione on line della rivista specializzata American Cinematographer.
È inoltre stato appena messo on line il nuovo trailer di Hercules. Diretto da Brett Ratner, è l'ultimissimo lavoro americano di Dante. Lo interpreta Dwayne Johnson e uscirà in Italia - Gemona del Friuli compresa - il 13 agosto prossimo con il titolo di Hercules - Il guerriero. (11.6.14)

 


 

Gianni Da Campo (8 febbraio 1943 - 6 maggio 2014)

Venezia, 21.10.2013: Gianni Da Campo con Marina Vlady. (Foto Paolo Jacob)

Gianni Da Campo, una vita di passioni e di cinema
di Sergio M. Germani
Gianni Da Campo, nato a Venezia nel 1943, morto a Venezia qualche giorno fa: un cineasta che, per chi scrive, stava a due passi, eppure era rimasto a lungo nascosto, incontrato occasionalmente a Gemona della cui Cineteca (e personalmente di Livio Jacob) era amico e depositante; ma anche dopo avergli dedicato l'anno scorso a Trieste un omaggio “completo” ai Mille occhi mi appare percorso da segreti. Un'opera di pochissimi film (tre lungometraggi e un cortometraggio, tra il 1966 e il 1986) perché per lui ogni film nasceva da una “confessata” necessità, mentre la sua passione per il cinema (anche se talvolta potevo sentirla lontanissima nelle scelte e nelle esclusioni) si era manifestata lungo tutta la vita, e come accade alle grandi passioni doveva trovare un centro che assorbisse il resto. Per lui questo centro è stata Marina Vlady, e il film italiano di lei L'età dell'amore, realizzato nel 1953 da Lionello De Felice, è stato il luogo della rivelazione. Mi ha fatto vedere il film in una appena discreta copia in vhs da un remoto passaggio su una piccola tv privata, e gliene sarò sempre grato perché si tratta davvero di un film bellissimo, un luogo di solo apparente rasserenamento elegiaco dentro il grande mélo italiano di Matarazzo, Cottafavi e Genina. Gianni ha cercato vanamente in questi anni di arrivare a un “restauro” del film e a una sua proiezione a 35mm: coproduzione italo-francese i cui materiali sopravvissuti sono dormienti in un laboratorio per l'impossibilità di accedervi, film di cui né la Cineteca Nazionale né le altre italiane hanno nulla, il film attende che ormai in un omaggio postumo a Gianni (e a De Felice, altro cineasta da riscoprire) possa riuscire a ripresentarlo la Ripley's Film, che con l'edizione dvd di Il sapore del grano ha avviato la riscoperta del cinema di Da Campo (e con Cento anni d'amore quella di De Felice).
Possiamo purtroppo essere certi che dopo la morte di Gianni la sua presenza resterà meno nascosta che in vita. La Cineteca del Friuli pubblicherà il volume incompiuto che stava scrivendo da anni, riscrittura del suo cinema e del suo rapporto con Marina Vlady (di cui era stato anche il traduttore italiano per il volume Vladimir il volo interrotto che Marina dedicò al suo rapporto con Vladimir Vissotskij, pubblicato da Marsilio nel 1990, ormai esaurito e da ristampare). Per la casa editrice veneziana Gianni aveva anche tradotto il volume di Stanley G. Eskin su Georges Simenon: ma più che di una traduzione si tratta di un'edizione molto ampliata, per la quale l'autore l'ha entusiasticamente ringraziato. Da Campo considerava quella per Simenon la sua principale competenza professionale. Si potrebbe dire che al secondo posto c'era l'insegnamento nelle scuole medie, di cui Il sapore del grano diventa il prolungamento nel cinema, maggior film italiano sulla scuola con Diario di un maestro di De Seta. Il cinema quindi arriva come approdo di una vita fatta di passioni e sensibilità. Andrebbe aggiunto molto sul suo accanimento da collezionista. Ma non può essere dimenticata tra le sue passioni maggiori quella per l'opera di Valerio Zurlini, di cui era stato amico dopo averlo conosciuto su schermo vedendo nel 1961 La ragazza con la valigia, l'altro film che ha segnato la sua vita e la sua opera cinematografica: il primo lungometraggio Pagine chiuse è dedicato a Zurlini, che fu supervisore non accreditato al montaggio; il secondo film La ragazza di passaggio lo richiama sin dal titolo; l'ultimo lungometraggio Il sapore del grano è dedicato alla memoria di Zurlini, e vi si legge un brano di Cronaca familiare di Pratolini. Della versione cinematografica di questo romanzo Gianni vide subito alla Mostra di Venezia la prima versione più lunga, ed è merito della sua segnalazione se nell'omaggio a Zurlini ai Mille occhi abbiamo presentato questa versione più lunga e più bella (molto più disseminata di presenze femminili, da Franca Pasut a Serena Vergano), e ora la riprenderemo con Roberto Turigliatto a Locarno nella retrospettiva Titanus.
Quando l'anno scorso ebbi modo di vedere su schermo a Trieste l'intera opera di Da Campo (anche se del cortometraggio I parenti va ancora ritrovato il director's cut, abbreviato dal Ministero che l'aveva prodotto a una pubblicità-progresso di soli 6 minuti per la prevenzione degli incidenti stradali) mi resi finalmente conto della incomparabilmente forte stranezza del suo cinema, di cui le visioni già fatte in video mi avevano indicato una chiara traccia ma non potevano supplire all'accanito meccanismo che scatta in ciascuno di questi film a ogni loro proiezione. Gli stessi discorsi introduttivi del regista, amabili e molto apprezzati dal pubblico, rischiavano di dare false piste “umanitarie” e “liberatorie” rispetto all'impossibilità dei film a risolversi in un unico senso. Il panteismo in cui vuole risolversi lo sguardo omosessuale dell'ultimo film diventava (come ben osservò Fulvio Baglivi dopo la proiezione) una vera macchina cronenberghiana del corpo. L'esordio con Pagine chiuse subito apprezzato dalle intelligenze critiche di Jacques Lourcelles e Pietro Bianchi, trattiene tutto il suo fuoco da “scorticato vivo”. Soprattutto mi colpì il film intermedio, La ragazza di passaggio, quello di cui meno ero convinto in precedenza, come non lo fu Zurlini che lo considerò un film râté rispetto al progetto di cui aveva letto e sostenuto la sceneggiatura; come non lo fu a suo tempo Roberto Silvestri che considerò persino disturbante la presenza quasi transgender della protagonista femminile. Orbene, visto oggi La ragazza di passaggio è forse non solo il più bel film su Venezia (lo diciamo senza dimenticare Mankiewicz, Rousseau o Minnelli) ma uno dei grandi film sull'impossibilità che l'amore trovi un centro.
Il centro Gianni l'aveva posto nella presenza a distanza di Marina Vlady, che del suo secondo film avrebbe dovuto essere protagonista ma vi appare solo nelle foto sulle pareti; e finalmente compare nel terzo film come una presenza stranamente odiatamata. L'anno scorso Marina ha finalmente girato lei da autrice un film a casa di Da Campo, e attendiamo con ansia di vederlo, ora che Gianni non potrà che riapparirci su schermo. (Il Manifesto, 10.05.2014)

 

 


 

 

Angelo R. Huomouda (03.09.1937 - 26.04.1994)

All'alba del 26 aprile di 20 anni fa moriva a Genova il nostro amico e mentore Angelo R. Humouda. Senza di lui non ci sarebbero né la Cineteca del Friuli né le Giornate del Cinema Muto. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine e ci piace immaginarlo in conversazione con un altro cinefilo genovese andatosene anche lui in aprile - questo aprile, il 20, il giorno di Pasqua - Claudio G. Fava. (Nella foto, Angelo nell'auditorium provvisorio della scuola media di Gemona nel 1978.)





 

Ricordo di Alain Resnais
Nei giorni in cui il cinema mondiale piange la morte di Alain Resnais (3.6.1922 - 1.3.2014), ci fa piacere ricordare che tramite Francis Lacassin (1931-2008), amico di Resnais fin da giovane, la Cineteca del Friuli ha avuto in dono la collezione completa della loro introvabile fanzine Giff-Wiff, trimestrale del Club des bandes dessinées, la prima associazione francese dedicata allo studio dei fumetti, fondata da un gruppetto di appassionati nel marzo 1962 e presieduta da Lacassin. I primi numeri di Giff-Wiff, pubblicato dalla fine del 1962, erano fatti a mano. Resnais, vice presidente del Club, vi aveva collaborato tra l'altro intervistando Al Capp, rimontando le strisce di "Dick Tracy" e tributando un caloroso elogio a Burne Hogarth.




Dalla California a Gemona una Panafelx Gold II donata dalla Panavision
La Panaflex è un vero e proprio monumento alla storia del cinema. Posso immaginare attorno a questo monumento un manipolo di persone indaffaratissime che prendono decisioni geniali, ma a volte succede anche stupide, durante la fatica quotidiana e tuttavia quasi sempre appassionante che è la realizzazione di un film.  
Panavision, oltre che noleggiare le proprie macchine, è unica perché ovunque tu sia, ovunque nel mondo sia girato il film, trova sempre il modo di fornirti all'ultimo momento la lente che credi ti possa servire, l'accessorio utile, o la cinepresa addizionale non programmata. E questo mi succedeva anche all'inizio, quando il mio nome era pressoché sconosciuto nell'industria. 
Ho girato con la Panavision tutti i miei film più conosciuti: da Crimini del cuore, a L'ultimo dei Mohicani, a Heat - La sfida, al Pinocchio di Benigni, a LA Confidential.  
In questi ultimi anni sono passato alla tecnologia digitale (sempre o quasi con Panavision) ma è da notare che ancora molti film recenti usano la pellicola fotochimica. Con una tecnica che ancora è rappresentata dalla macchina da presa Panaflex che, devo dire con orgoglio, abbiamo qui alla Cineteca di Gemona. - DANTE SPINOTTI

Dante Spinotti (a dx) con Michael Mann durante le riprese dell'Ultimo dei Mohicani.

Una Panaflex Gold II, completa di lenti e di tutti gli accessori, è arrivata nei giorni scorsi dalla sede californiana della Panavision ad arricchire le collezioni della Cineteca del Friuli e sarà presto esposta nella sede di via Bini. Tutto questo grazie ai buoni uffici di Dante Spinotti, presidente onorario della Cineteca, che fra le Panaflex ha trascorso gran parte della sua luminosa carriera hollywoodiana di direttore della fotografia. La sua intermediazione ci ha permesso di entrare direttamente in contatto con il Vice Presidente della Panavision, Larry Hezzelwood, che si è detto subito disponibile a fornire un esemplare per l’esposizione.
Nella storia della Panavision, fondata da Robert Gottschalk nei primi anni Cinquanta e ora con filiali nei cinque continenti, la Panaflex riveste un ruolo molto speciale. Progettata dal leggendario Albert Mayer e arrivata sul mercato nel 1972, più piccola, leggera e silenziosa rispetto alle cineprese 35mm in uso fino a quel momento e come tale adatta anche alle riprese a mano, rappresentò un’autentica rivoluzione per il mondo del cinema, in cui ha dominato per tre decenni, dai primi anni '70 fino all’avvento del digitale. Oltre ad avere dimensioni ridotte, la Panaflex rendeva superfluo un ingombrante "sound blimp" (copertura che si utilizzava per eliminare il rumore della cinepresa) e facilitava di molto le riprese con sonoro diretto. In aggiunta, era dotata di un contagiri elettronico digitale e di un caricatore motorizzato per la sostituzione della pellicola. Il primo film girato con la Panaflex è Sugarland Express di Steven Spielberg (con Vilmos Zsigmond direttore della fotografia), uscito nel 1974.
È interessante notare che la Panavision non ha mai venduto le proprie macchine da presa. Il sistema è basato sul noleggio, con la certezza per chi le usa di avere sempre tutti gli aggiornamenti e le lenti migliori. Fra i diversi modelli della linea Panaflex, l'esemplare affidato alle cure della Cineteca, la Gold II, si colloca piuttosto avanti nella catena evolutiva, appena prima della Platinum, uscita nel 1986. L’ultima Panaflex a rappresentare una vera innovazione rispetto alle precedenti - e siamo ormai alla vigilia del XXI secolo - è la Millennium, del 1997, con un corpo macchina molto più piccolo e un nuovo sistema di trascinamento della pellicola. Seguono nel 1999 la Millennium XL, la prima macchina Panavision a ricevere entro un anno dalla sua introduzione sia un riconoscimento dell’Academy sia un Emmy, e nel 2004 la XL2. I primi film a utilizzare questi ultimi due modelli sono stati, rispettivamente, The Perfect Storm (La tempesta perfetta, 2000) di Wolfgang Petersen e Just Like Heaven (Se solo fosse vero, 2005) di Mark Waters.
La partnership con la Sony e la creazione della cinepresa HD Genesis hanno traghettato la Panavision nell’era digitale. Ma questo è l’inizio di un’altra storia. (26.2.14)

 


 

Sociale (6 gennaio 2009 - 5 gennaio 2014): 100.000 biglietti
Il cinema Sociale di Gemona a gestione Cineteca del Friuli ha raggiunto il traguardo dei 100.000 biglietti, ma il futuro della sala è legato alla digitalizzazione e al rinnovo delle poltroncine
Ha portato bene al Cinema Teatro Sociale di Gemona il quinto anniversario della gestione targata Cineteca del Friuli. Domenica 5 gennaio il pubblico del cinema ha raggiunto e superato quota 100.000. Tanti sono i biglietti venduti (cui vanno sommate alcune migliaia di ingressi alle iniziative gratuite) dal giorno dell'Epifania del 2009 quando la Cineteca assunse, allora con l'amministrazione Marini, il gravoso compitodella gestione della sala comunale, proseguita con l'attuale sindaco Paolo Urbani. Per una fortunata coincidenza il centomillesimo biglietto è stato venduto a uno spettatore di Frozen, film di animazione prodotto e distribuito dalla Disney, così come il primo biglietto era stato staccato per Wall-E, altro capolavoro Disney.
L’importante traguardo dei centomila è stato raggiunto grazie al grande impegno della Cineteca e alla collaborazione del Centro Espressioni Cinematografiche e di enti come la Regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Gemona, il Circuito Cinema, l'ERT, la Comunità Montana del Gemonese, la Pro Glemona, Amnesty International, Buteghe dal mont - Glemone, associazioni di volontariato come l'AUSER Alto Friuli, e soprattutto grazie alla partecipazione del pubblico che ha seguito costantemente le proposte cinematografiche della Cineteca, consentendo al Sociale di raggiungere una media annuale di ventimila spettatori (un risultato soddisfacente, comunque inferiore alle esigenze della sicurezza economica, che sarebbe garantita con 25-30 mila presenze annuali) e di ottenere i premi d'Essai e Schermi di Qualità messi a disposizione dal Ministero dello Spettacolo e dei Beni Culturali.
Se da un lato si conferma dunque il ruolo centrale del Cinema Teatro Sociale nella vita culturale della città e del territorio, dall’altro rimangono sul tavolo due importanti questioni che mettono fortemente a rischio la futura attività della sala. In questi cinque anni non è stato ancora risolto il problema della scomodità delle poltroncine, per cui nel 2012 l'associazione Amici del Cinema Sociale ha raccolto più di duemila firme poi consegnate all'amministrazione Urbani e alla Regione. A ciò si aggiunge la necessità ormai inderogabile del passaggio al sistema di proiezione digitale, pena l’impossibilità di programmare nuovi film: salvo rare eccezioni, con la fine del 2013 infatti le case di distribuzione hanno cessato di stampare copie in pellicola. La spesa da sostenere per l’adeguamento della sala è di 72.000 euro + IVA. Allo scopo, la Regione Friuli Venezia Giulia ha già assegnato alla Cineteca 27.650 euro ma è ora necessario l'impegno di tutti – amministratori, associazioni e pubblico – per trovare al più presto i fondi rimanenti affinché il Cinema Sociale possa continuare la propria attività. (8 gennaio 2014)

 



Giulio Antamoro, Antonio di Padova, il santo dei miracoli (IT, 1931)

 




Clip dal documentario sul terremoto del 6 maggio 1976 proiettato al Sociale in occasione della visita del presidente Giorgio Napolitano.


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